Alimentazione naturale, Valdo Vaccaro

imageSe questo doveva essere, come dichiarato dall’autore, un testo di divulgazione dei principi dell’igienismo naturale, allora ha toppato del tutto.
Non si può essere così prolissi! Ripete i concetti dieci volte con parole diverse: sempre le stesse cose! Ho capito che gli animali sono nostri amici e sono indifesi, che questa è la nuova schiavitù, che bisogna evolversi, ma dopo che lo hai detto in sette punti diversi, evolviti pure tu, vai oltre…
Sono vegana e sono convinta che incrementando l’alimentazione a crudo i vantaggi siano innumerevoli ma un libro del genere ho fatto fatica a finirlo.

Se poi si vuole davvero divulgare l’igienismo, la cosa più sbagliata che si possa fare è essere ironici o sarcastici sull’alimentazione carnivora/onnivora. Questo non favorisce il dialogo. Una persona che mangia carne e latticini, che pur era ben disposta perché ha comprato il libro, quando si trova davanti a certe battute è autorizzata da me a chiudere il libro e a regalarlo su bookmooch, cavolo.

Etica e karma sono trattati in modo così prolisso che sembra di ascoltare un sermone. I dati scientifici (forse il temine in questo contesto è incorretto) sono nulli: se si fa eccezione per l’esperimento di Cambridge, le citazioni igieniste non sono accompagnate dalla spiegazione del tipo di esperimento portato avanti. Belle le frasi che si leggono, ma non convincono chi è abituato a prendere pastiglie per l’acidità di stomaco o a farsi vaccinare contro l’influenza. Se riuscissi a far leggere queste quattrocento e passa pagine a mia suocera, che risultato otterrei? Riuscirei a convincerla a preparare meno pasti a base di spezzatino per mio figlio quando va là a mangiare?
NO!

Questo volume riesce ad esacerbare toni già abbastanza alti, onnivori da un lato, vegani dall’altro: non va.
Sono convinta che l’alimentazione vegana sia migliore dell’onnivora occidentale come è oggi intesa, ma Vaccaro è troppo sarcastico, tratta gli onnivori da ignoranti e glielo fa pesare. Siamo tutti ignoranti: se qualcuno sa qualcosa più di altri, deve avere l’umiltà di esporlo in modo accattivante.
E anche preciso, però: non si può scrivere che Norman Walker è vissuto fino a 116 anni lavorando sul suo orto e nutrendosi di succhi verdi quando dai registri di nascita e morte risulta che è vissuto fino a 99 anni.
99 anni è una veneranda età, non c’è bisogno di arrotondarla; con l’esecrabile conseguenza che se un onnivoro si accorge dell’ingenuità, poi mette in dubbio (magari a torto) anche tutto il resto del libro.

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