E se piovesse tutto il giorno?

Qualcuno prega in chiesa davanti all’altare. Qualcun altro prega davanti al comò riempito di santini e foto. In Giappone si prega davanti al tokonoma.
Io, oggi, prego davanti alla finestra. Che smetta di piovere. Perché non sono ancora una di quelle appassionate che esce a correre anche sotto la pioggia: no, decisamente no. Se piove devo togliermi gli occhiali e rischio di inciampare su un tutolo caduto dall’ultimo trattore della stagione della raccolta del mais.

Il terrore è che sia vero quello che scrivono sui libri: e cioè, che se stai troppi giorni senza correre, poi devi tornare al tuo livello precedente. Quale è il mio livello precedente: otto minuti.
Mi spiego meglio.

Ho iniziato a correre il 15 agosto di quest’anno, dopo una vita che non lo facevo (l’ultima volta deve essere stato ad educazione fisica alle superiori); e lo scatto principale me lo ha dato un libro in cui si spiegava che il corpo umano è fatto per correre, lo si capisce dalla conformazione dei glutei, dei muscoli nucali, dal sistema termoregolatorio ecc… Bisogna fare quello per cui si è nati, no? Bisogna rispettare i bisogni ancestrali del corpo! E poi, mi era già capitato di fare sogni in cui correvo e in cui ero… felice di correre! Sogni ricorrenti. Evabbè, proviamo, mi son detta.

Ovviamente, la regola numero uno è: gradualità.
Così, tenendo come base un’ora di cammino, ci ho inserito dentro il primo minuto di corsa. L’intento era di fare un minuto di corsa e uno di cammino fino alla fine dell’ora.
E’ stato il minuto più lungo della mia vita, più lungo del travaglio del parto. Se sono partita come essere bipede, sono arrivata allo scadere del sessantesimo secondo come essere quadrupede. Non ricordo se ho corso un altro minuto in quell’ora, so solo che mi sono aggrappata alla parola “gradualità” come un pipistrello al ramo, che non lo stacchi neanche se gli tagli le zampe.

Bè, di settimana in settimana ho aggiunto un minuto, sempre su base oraria. All’inizio non è stato un incremento regolare, mi ci è voluto un po’ a fare tutta l’ora alternando un minuto di corsa e uno di cammino, ma ad un certo punto ho cominciato a incrementare di un minuto a settimana.

Ora, dunque, faccio nove minuti di corsa e uno di cammino alternati.

E adesso piove.

E se piove tutto l’inverno e io perdo l’allenamento acquisito fino a dover tornare a quel primo, intollerabile, semi-mortale minuto?
Non posso pensarci.
Perché ho fatto fatica ad arrivare fino a questo punto; sebbene la fatica che provo ora sta scemando rispetto a quella iniziale, quando tiravo giù tutti i santi del primo novembre se una formica mi attraversava la strada e io dovevo scavalcarla (il cambio di ritmo è tremendo!).

Ehi, ma… è una mia impressione, o ha smesso di piovere?

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Filed under Libri & C.

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