Il magico potere del riordino, Marie Kondo

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Secondo me, questa un po’ malata lo è. Una che comincia a interessarsi alle riviste femminili quando va all’asilo e che, di quando è alle medie, dice: “ogni giorno riordinavo una stanza diversa (…) tornata a casa da scuola, senza nemmeno togliermi l’uniforme, andavo diritta alla meta e dopo aver aperto le ante tiravo fuori tutto il contenuto”.
Oppure:

“Passavo così tutto il pomeriggio, seduta in silenzio sul pavimento del bagno a riordinare il contenuto dei cassetti (…) Iniziai a trattare le mie cose come fossero esseri viventi quando frequentavo le scuole superiori.”

Dunque, se le cose sono esseri viventi, è “normale” entrare in casa e salutarla (da quello che ho capito, abita da sola), svuotare la borsa ogni giorno appena tornata e rimettere ogni oggettino, dalle chiavi al portafoglio al fazzoletto ecc… al suo posto (dopo averla adeguatamente ringraziata per la sua disponibilità quotidiana…).

Una che dice: “Il 90% dei miei pensieri riguarda il riordino.”

E ancora: “Mi piaceva vagare per la scuola da sola e tuttora preferisco fare le cose per conto mio, incluso viaggiare e fare spese. (…) Dal momento che mi riusciva difficile creare legami di fiducia con le altre persone, sentivo un forte attaccamento alle cose. (…) Sono state la mia casa e le cose materiali a insegnarmi per prime ad apprezzare l’amore incondizionato, non la famiglia o gli amici.”

A me una così fa pena!
Detto questo, e sperando che la Konmarie trovi uno psicoterapeuta (ordinato) che la possa aiutare, passiamo ai contenuti concreti del libro.
Non ho particolari problemi di confusione in casa (a parte quella causata dai miei due conviventi), ma una sistematina ogni tanto ci vuole, e qualche idea buona la Kondo me l’ha data.
Intanto, prima cosa: buttate quello che non vi fa… brillare gli occhi. Perché ci attorniamo di oggetti che non ci illuminano la vita, ma accumuliamo di tutto senza esserne consapevoli? La saliera vinta alla sagra di S. Anastasio sei anni fa, ad esempio… o il set da sei bicchieri da birra (nessuno beve birra, qui, ma li ho trovati nello stipetto quando siamo entrati nella casa e mi dispiaceva buttarli).
Via tutto quello che non ci emoziona!

Sebbene trovi esagerato quello che dice la Kondo sui suoi clienti (lei è una consulente di riordino: già, è il suo lavoro…), che buttano decine e decine di sacchi dell’immondizia dopo il suo intervento, anche io ho fatto un po’ di pulizia.
Si comincia dai vestiti (non di stagione), e si finisce – dopo vari gradi – coi ricordi, le cose più difficili da buttare.

E dopo aver buttato, ci si dedica a trovare IL Posto a quello che rimane.

Piccolo deficit del sistema Kondo: ognuno può ordinare solo le proprie cose.
Non si devono ordinare le cose altrui. Lei non lo dice, ma questa è la conseguenza del suo sistema, perché tutto si basa sull’intuito e sul rapporto personalissimo che si intrattiene con gli oggetti.
Ergo, il sistema non si applica alla famiglia media. Almeno non alla mia, visto che mio marito non vuol sentir parlare di buttare via la vitina che è nel vassoietto in corridoio, né di smetterla di buttare i pantaloni sulla cassapanca in salotto. Mio marito, dove la fa, la lascia.

Marie, se fai un salto oltreoceano, passa di qua, che te lo presento. Magari non riesci a fargli assimilare il tuo sistema di riordino, ma magari scatta il colpo di fulmine tra voi due, chi lo sa!?

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