Tre sono le cose misteriose, Tullio Avoledo

Il protagonista del romanzo è un “pubblico ministero” che deve dimostrare la colpevolezza di un capo di stato genocida. Né il protagonista né il Mostro/Imputato hanno nome: scelta di sicuro voluta, visti i dettagli che invece abbondano sul fronte delle descrizioni personali ed emotive. Penso che Avoledo volesse che ognuno di noi potesse immedesimarsi sia nel protagonista, pieno di paure e sensi di colpa, che nel mostro, strafottente e misterioso.
Il processo non viene affrontato: tutta la storia si svolge nei pochi giorni che lo procedono e la tensione del libro è data dal pericolo a cui è sottoposto il protagonista (che ha sostituito un collega ed amico dopo che questo è stato fatto saltare in aria) e dal teso rapporto che quest’ultimo intrattiene con la sua famiglia e i membri della scorta che lo protegge.

Il titolo deriva dai Proverbi, Bibbia:
Ci sono per me tre cose misteriose, anzi, quattro che non posso intendere: la traccia dell’aquila nel cielo, la traccia della serpe sulla roccia, la traccia della barca in mezzo al mare, la traccia dell’uomo nella donna“.
La quarta di copertina dice che la citazione si spiega nel corso del romanzo. Sarò dura io, ma se non me lo spiegavano nelle ultime pagine, non ci arrivavo.

Ad ogni modo, il libro è piacevole perché, anche se succede poco in concreto, i personaggi sono molto densi e i frequenti salti temporali li approfondiscono poco a poco.

Diamo per scontate così tante cose, delle persone che conosciamo. Come se avessimo tutto il tempo del mondo per capirle. E invece il tempo non c’è, e le domande che non hai fatto e le cose che non hai detto ti si affollano intorno e non hai più nessuno a cui farle, a cui dirle.

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