Lettere contro la guerra, Tiziano Terzani

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Dopo l’11 settembre, Terzani, che già aveva diradato i suoi rapporti professionali col mondo dei media, decide di mettere per iscritto, sotto forma di lettere, i suoi pensieri e le osservazioni che fa durante un viaggio verso l’Est.
E subito si scontra con la Fallaci, che lo attacca sulle pagine dei giornali accusandolo di stare dalla parte degli attentatori, di difenderli. Invece Terzani cerca solo di capirli.
Perché il mondo musulmano è stato demonizzato a bella posta, è capitato a fagiolo quando gli Stati Uniti cercavano un nemico comune per giustificare certe politiche (v. armamenti e petrolio).

Non è il classico libro sul buonismo o sul pacifismo. Terzani ha viaggiato per il mondo per gran parte della sua vita, ha parlato con le persone, ha visto i luoghi, non si è limitato a far da spettatore alle conferenze stampa organizzate negli hotel di lusso nei paesi in guerra. L’informazione che è circolata e che ancora circola sugli affari mediorientali è pilotata: Terzani non lo dice papale papale, ma è così.

Gli usa cercavano un nemico, dopo la fine della guerra fredda, perché le spese militari stavano diminuendo troppo. Il “primo candidato a questo ruolo di ‘nemico’ è stata la Corea del Nord, finché non si è scoperto che il paese moriva letteralmente di fame. (…) Poi è stata la volta della Cina, ma è risultato difficile sostenere che Pechino potesse minacciare più che l’isola di Taiwan, visto che non ha ancora neppure un bombardiere a lungo raggio. A questo punto è spuntata l’ipotesi dell’Islam”.

Merita di leggere un paio di fandonie che sono girate sui paesi islamici (tipo le unghie strappate alle donne che si mettevano lo smalto, informazione che è stata riportata davanti alle telecamere anche dalla moglie di Tony Blair e che poi, pur risultando falsa, non è mai stata smentita. Ma questo è solo un esempio).

Sebbene mi attraggano gli americani, il loro governo mi sta sulle palle, e scusate il francesismo. Ogni volta che vado a Vicenza o passo per Aviano e vedo le basi, mi innervosisco: è occupazione militare, questa! Se gli USA entrano in guerra con qualche paese, ci entriamo automaticamente pure noi, perché il loro nemico è autorizzato a bombardare le basi americane in Italia.

E poi, domenica sono stata a Jesolo alla mostra Body Revealed. Che americanata. Le intenzioni potevano esser buone, ma ci sono tre cose che mi hanno fatto pensare:

1) la zona dei feti era dietro dei paraventi, con tanto di cartelli che avvisavano le persone che avrebbero potuto restarne turbate. Ma scusa, per arrivare ai feti siamo passati davanti a cadaveri e pezzi di cadaveri, cosa è adesso questo perbenismo? Gli esseri umani perdono dignità in base all’età? E poi: i feti cominciavano dalle 12 settimane e si fermavano alle 20 settimane. Perché non oltre? Sempre per non turbare la sensibilità o, piuttosto, per far passare il messaggio che a dodici settimane il feto ha già la forma di un bambino e che quindi meglio tenerne conto quando si programmano le legislazioni abortiste?

2) un cartello invitava i visitatori a donare il proprio corpo alla scienza per permettere la ricerca (e mostre del genere). Per come la penso io, sarebbe più utile invitare la gente a donare gli organi, e far cultura in tal senso, visto tutte le persone che vivono a stento con organi che ormai non funzionano più e che non sanno se arriveranno al giorno dopo perché non trovano donatori…

3) alla fine, prima di uscire, su un cartello con un’enorme bandiera americana, c’è un ringraziamento agli Stati Uniti per averci permesso di visitare questa mostra. Gli Stati Uniti? Devo ringraziare gli Stati Uniti? Tutti? Avrebbero dovuto indicare il nome di qualche ente o università che si è occupata della parte scientifica, e invece, non ho trovato nessun accenno a scienziati o coroner. Però devo ringraziare gli Stati Uniti… Boh. Con 18 euro di biglietto di ingresso, che mi ringrazino loro!

Ecco, lo sapevo: non avrei dovuto parlare di Stati Uniti… sono partita da Terzani e sono finita a parlare di Body Revealed. Scusate lo sfogo!

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