Il dilemma dell’onnivoro, Michael Pollan

L’onnivoro si trova davanti a questo dilemma: potendo mangiare tutto, non sa cosa scegliere. Non è un panda né un lombrico, che mangiano ciò per cui la natura li ha fatti nascere. Ma si trova anche a dover scegliere tra alimenti che possono nuocergli, e ogni volta che si trova davanti a un cibo nuovo l’onnivoro – tirato di qua dalla neofobia e di là dalla neofilia – deve decidere.

Posso non essere d’accordo con le scelte alimentari di Pollan (vegetariano riluttante, si definisce) ma di certo questo libro deve essere letto da più gente possibile.
Pollan ha scelto tre strade alimentari e le ha provate tutte e tre:
– La via del mais: che è finita con un pasto McDonald’s ingurgitato in macchina (non è riuscito a controllare l’intero ciclo del manzo che aveva comprato, perché non gliel’hanno permesso).
– La via dell’erba: che lo ha portato a vivere una settimana in una fattoria che rifiuta sia il biologico che il mercato standard.
– La via della caccia e della raccolta: che è finita con una cena a base di maiale (cacciato da lui medesimo, che ha imbracciato il fucile per la prima volta), funghi e verdure del suo personalissimo orto.

Ho delle difficoltà a parlare di questo libro perché sono tante le cose che mi ha insegnato. Ad esempio: anche negli Stati Uniti la produzione del mais sopravvive grazie ai fondi pubblici. Ma è sconcertante la ragione di questo sostegno: il mais, con i suoi innumerevoli sottoprodotti, serve alle multinazionali. E non sono multinazionali alimentari.
Oppure: se tra gli ingredienti di un piatto pronto leggiamo “aroma lampone”, non significa che l’aroma è stato estratto dal lampone vero e proprio, ma solo che quell’aroma non è sintetico (di solito è un sottoprodotto del mais…).

Spaventosa la situazione degli animali allevati negli Stati Uniti a livello industriale: alcune aziende gli hanno impedito l’accesso (Pollan è un giornalista) con la scusa di evitare contaminazioni batteriche o altro, ma quel “poco” che Pollan ci dice, già basta.
Gli animali vengono tenuti ammassati, e dove la densità è così elevata, si moltiplicano le probabilità di malattia: da qui, la necessità di antibiotici in massa. E di qui, ovviamente, deriva l’antibiotico-resistenza… antibiotico-resistenza che poi passa a chi mangia quelle carni.

Escherichia coli? Leggete, leggete. E’ nato un nuovo ceppo, in questi allevamenti: antibiotico resistente. All’uomo non è ancora arrivato, per fortuna.

Insomma: libro da leggere. Non tanto per essere informati sulla situazione negli USA (sebbene sappiamo che prima o poi noi copiamo), ma soprattutto per farci capire quanto sia necessaria la CONSAPEVOLEZZA ALIMENTARE in questi anni di pasti pronti.

Quando salta fuori l’argomento del cibo, tutti, dico: tutti, hanno la propria da dire in materia. Ma quanti sanno davvero quello che mangiano? O (il che è diverso) quanti si attivano per saperlo?

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