Vento forte tra i banchi, Marco Lodoli

Marco Lodoli, dice la nota biografica sulla copertina, “non ha mai smesso di insegnare nella scuola superiore”.
Un eroe, insomma.

Ne ho avuti anche io di insegnanti come lui (non molti, purtroppo), innamorati del proprio lavoro e per questo più colpiti dalle deficienze del sistema scolastico e dall’incomprensione che li avvolge.
Gli insegnanti così ci stanno proprio male quando non riescono a destare una scintilla di interessa in un ragazzo sveglio ma oppresso da vari tipi di “fame”.

Quando ero a scuola io, erano quegli insegnanti che mi facevano compassione: soffrivo con loro, letteralmente. Perché non erano là solo per lo stipendio, ma volevano darci gli strumenti per pensare da soli, non si limitavano al programma e ai voti. Erano insegnanti che avrei voluto difendere davanti ai compagni che se ne approfittavano, scambiando per debolezza la loro voglia di comprensione; ma li difendevo di rado, avevo una posizione da mantenere nel branco, quella della secchiona che ti fa copiare, che sta contro i proff (“o con noi, o con loro!”), quella benvoluta e considerata perché (e finché) ti serviva il sei.

Vedo dunque con piacere che ci sono ancora insegnanti così, che dicono “è una fortuna poter ascoltare i ragazzi”; e se me ne meravigliavo venti anni fa, ora resto sbalordita, considerando le fatiche che devono sopportare in una scuola dove ti chiedono di portarti la cartaigienica da casa e in una società dove “non conta la conoscenza, contano le conoscenze”.

Libri del genere mi spingono, tra le altre, a tre riflessioni:

1) Quanto sono lontana dal mondo giovanile di oggi, dove si scrive in stampatello e si fatica a seguire un film dall’inizio alla fine.

2) Mio figlio fra meno di dieci anni incomincerà le superiori: diventerà anche lui uno bramoso di firme, gadget, pantaloni col cavallo al ginocchio (o come li porteranno nel prossimo futuro)? Uno che considererà l’apparenza l’unico pass per il successo? Uno che prenderà il proprio lessico dalla TV anziché dai libri? (Col finferlo che la compro, ma magari poi andrà dai suoi amichetti…)

3) Il sistema partitico italiano non migliorerà se non con una rivoluzione violenta (che però non comincerò io).

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