Una giornata di 36 ore (N. L. Mace e P. V. Rabins)

Ho problemi con la connessione internet, e sono rallentata nel postare sul blog, ma due parole su questo libro non posso non scriverle.

Sono 346 pagine, e ogni singola pagina mi ha fatto pensare a quante siano le difficoltà che un familiare deve affrontare quando qualcuno si ammala di demenza. Quando qualcuno non si ricorda che due minuti prima gli hai detto che uscivi, e va in confusione perchè non ti vede più… quando non riesce più a vestirsi… quando devi aiutarlo a farsi il bagno (e parliamo di persone come noi, pensate a quanto possa essere imbarazzante farsi aiutare in azioni che fino a poco tempo prima abbiamo svolto da soli)…

Il saggio affronta tutti (dico tutti e mi chiedo se possano esisterne altri) gli aspetti: dal rapporto di coppia, alla scelta di una casa di cura, alla depressione, alla tendenza del malato di perdere (o nascondere) gli oggetti, alla preparazione e somministrazione dei pasti…

Una cosa è importante capire: che la demenza non è un risultato necessario e inevitabile della vecchiaia. Anzi, no, c’è anche un’altra cosa importante da capire: la persona affetta da demenza è comunque una persona. Mai farle mancare la compagnia e gli stimoli.
Mi ha fatto molta tenerezza l’esempio della moglie che per aiutare il marito che non riusciva più a vestirsi bene, gli ha procurato dei calzini senza tallone. Una cosa così semplice.
Ci vuole energia per seguire un malato. Energia mentale ed emotiva (la fisica la lasci per ultima, ma in certi casi serve pure quella). Non la si estrae dai pozzi, la dobbiamo trovare dentro di noi, ma libri del genere un aiutino te lo danno.

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