Breve storia delle religioni (Donini)

Vengo da una famiglia democristiana/cattolica, e dunque mi hanno sempre fatto capire che il materialismo storico era una balla inventata allo scopo di giustificare il sistema di produzione marxista. Certo, l’insegnamento non mi è mai stato passato in questi termini, perché i miei genitori non conoscevano tecnicamente il materialismo storico, non hanno mai fatto studi teologici né storici né tantomeno filosofici; ma la ricerca delle origini della religione nelle condizioni materiali dell’uomo durante la sua evoluzione è sempre stata considerata con molta antipatia.
La religione esiste perché esiste Dio: ecco in soldoni l’insegnamento che inghiottivo insieme alla pastasciutta.

Eppure la teoria di Donini è convincente.

Condenso al massimo: all’inizio, l’uomo viveva in gruppi in cui non esisteva la proprietà privata e le uniche forme di differenziazione sociale erano dovute al sesso e all’età.
Quando le capacità tecniche si sono affinate e dalla raccolta si è passati all’agricoltura, la differenziazione è diventata più complessa. Pian piano (siamo nei termini dei secoli e dei millenni) si arriva alla società schiavista, dove una minoranza si impone sulla maggioranza.
Da qui, si passa dalla società totemica alla società religiosa: si inizia a concepire il dualismo Dio-uomo, buono-cattivo, luce-buio, vita-morte, anima-corpo.
Prima di questo non si concepiva l’esistenza in termini dualistici. Il morto non era un corpo che si separava da un’anima, ma un corpo che avrebbe continuato a vivere (di qui la necessità di mettergli il cibo nelle tombe, di vestirlo, di colorarlo di rosso, il colore del sangue, della vita).

Quando nascono (o si prende coscienza?) delle differenze sociali, si traspone tutto a livello religioso. E dunque ecco la necessità di concepire un aldilà in cui riversare le proprie speranze, la necessità di un sacerdote che faccia da tramite (mentre quando si ragionava in termini magici, ogni individuo poteva disegnare sulla caverna per propiziarsi la caccia).
Insomma, lo sdoppiamento nasce dalla presa di coscienza del dualismo classe dominante-classe dominata.

Se dunque le religioni nascono e si evolvono in base ai rapporti sociali, se i rapporti sociali sono simili a livello planetario, anche le religioni lo saranno. Questo mi spiega la somiglianza tra le piramidi egizie e quelle precolombiane: erano entrambe società schiavistiche, basate sul culto del sole, e dunque c’era la necessità di costruzioni che si avvicinassero il più possibile alla nostra stella.

E poi, che dire dei miracoli?
All’inizio il concetto di miracolo non esisteva. Tutto era miracolo, tutto era natura. Del miracolo si è iniziato a sentir bisogno quando la società era già divisa in classi, quando si era già fatta esperienza del dominio di una minoranza, quando si era capito che questa minoranza era forte e che sarebbe stato necessario un intervento divino per scalzarla. O almeno per vivere con gli stessi privilegi.
Ma anche la classe dominante aveva i suoi miracoli.
E questi si “verificavano” soprattutto quando si sentiva minacciata: gli dei pagani che piangono quando l’impero romano sta cedendo sotto l’avanzata cristiana; alla fine del Settecento quando l’esercito della Rivoluzione francese inizia a minacciare lo stato pontificio, idem; Fatima, alla fine della seconda guerra mondiale, quando il sistema marxista minaccia lo status quo.

La conclusione è che la religione ha un preciso scopo, quando è la religione della classe dominante: “Giustificare l’esistenza di precisi rapporti di sudditanza tra gli uomini”.

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