Sultani e harem

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Il romanzo di Goodwin mi ha incuriosita, così sono andata a cercarmi qualche altra informazione sui sultani e sugli harem in un libro che ho a casa, “La caduta delle dinastie” di Edmond Taylor. L’autore a volte mi pare scivoli nel razzismo strisciante con certe affermazioni, ma alcuni passaggi sono curiosi.

Intanto, non sapevo che l’impero ottomano (“ottomano” è una corruzione di “Osman”) è il più longevo in assoluto: 634 anni di durata ufficiale. Poi ho scoperto che agli albori dell’impero, le donne “non velate, erano le libere e rispettate compagne dei guerrieri loro mariti”. Poi con l’accumularsi delle ricchezze, le donne sono diventate un oggetto raffinato, fino a trasformarsi in “veri e propri oggetti di lusso. La sovrabbondanza di schiave, pregiato bottino di guerra, portò ad una specie di inflazione erotica; i sultani e i loro più eminenti ufficiali acquisirono stuoli sempre più imponenti di concubine: nacque così l’harem. Dapprima esso fu senza dubbio un’istituzione utile e, dal punto di vista del proprietario, gradevole: mentre procurava distrazioni al sultano, conferiva splendore al suo regno e stimolava l’ambizione dei suoi capitani. A poco a poco però, i principi di preminenza e di prestigio su cui essa si reggeva degenerò.”

A parte le cariche stravaganti che nascono per la gestione di questo nugolo di donne (Maestro delle fanciulle, Guardiano dei Pappagalli, Primo Custode degli Usignoli, Portatori di pipe…), dal XIV secolo i sultani smettono di sposare le loro regine, che dunque non sono più tali.
Da questo momento, i sultani iniziano a dipendere, per i piaceri e per la discendenza, dalle schiave. Diventano viziati e si rifugiano tra le donne al minimo problema, restano nell’ignoranza totale (non studiano storia né tantomeno si dedicano alla gestione dell’impero).
E le donne fanno a gara per diventare la favorita.
Si ostacolano tra di loro e possono arrivare a gesti estremi.
Quando una resta incinta del sovrano, meglio tenerlo nascosto alle altre, perché diventare madre del futuro sultano espone il figlio a pericoli mortali (le altre donne si ammazzavano i piccoli l’una con l’altra, ognuna voleva diventare la madre del futuro sultano!)

L’immagine che Taylor dà dei sultani è deprimente (mi chiedo però quanto è vera): “l’eccesso di piaceri sessuali, che tendeva a rendere i sultani sterili o impotenti” li rendeva un peso morto per l’impero.

Dall’Oglio ha pubblicato la traduzione del libro di Taylor nel 1968. Forse dovrei cercarmi qualcosa di più recente e meno folkloristico…

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