Ottantatré, Alberto Bracci Testasecca

Ottantatré sono gli anni che vive Giustino, e ogni capitolo è il giorno di un anno. Mi ricorda la promessa (mantenuta) che Christa Wolf aveva fatto a se stessa, di scrivere una pagina di diario ogni anno…

Una vita normale: si cresce, ci si innamora, ci si sposa, si fanno figli, ci si separa, si soffre di solitudine, si muore. Non sempre in quest’ordine.
Quello che più mi è rimasto impresso del libro, è la ripetizione delle idee trasversale alle generazioni: la voglia di evadere, di andare contro il sistema, di ribellarsi (magari non si sa neanche bene contro cosa9 si ripropone in Giustino, nel figlio, nei nipoti.
Poi ci si assesta, si dimenticano i furori dell’età, si pensa alla Mercedes e compagnia bella.
Inutile che i giovani (stavolta mi taglio fuori) dicano che loro non faranno le stesse scelte dei genitori: si chiameranno in modo diverso, ma le fasi saranno le stesse.
Lo leggo nei libri, lo vedo fuori dei libri.
Ora, però.
Se qualche anno fa me l’avesse detto qualcuno, o non l’avrei ascoltato, o l’avrei ascoltato ma non l’avrei capito.

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