Sull’arte cinese

Liu Ts’ai (?), Pesci

… E siccome sono ignorante come ‘na capra analfabeta in materia di arte, continuo la lettura del Gombrich.

Sull’arte cinese tra il II e il XIII secolo, mi fa notare la predilezione, che si allunga anche nei secoli successivi, per le linee curve. Strano, ma non avevo mai fatto caso che fossero proprio le linee curve a dare il senso di armonia e movimento!
Sapevate che i cinesi sono stati il primo popolo al mondo a porre i pittori su un piedistallo, sullo stesso piano di un poeta ispirato? Da altre parti li consideravano solo dei bravi artigiani.

E poi, mai dimenticare, soprattutto dopo l’avvento del buddismo, il legame tra pittura e meditazione!
“Gli artisti devoti cominciarono a dipingere l’acqua e le montagne con spirito reverente, non per impartire una particolare lezione, non per puro ornamento, ma per fornire materia di profondi pensieri. I loro dipinti su rotoli di seta erano racchiusi in scrigni preziosi e svolti solo in momenti tranquilli, per essere guardati e meditati come si può aprire un libro di poesie per leggere e rileggere un bel verso. Ecco l’intenzione racchiusa nei maggiori paesaggi cinesi dei secoli XII e XIII. (n.d.b: qualcuno ha visto “Morte di un maestro del té“? Anche se siamo in Giappone c’è una scena in cui il maestro prende in prestito un dipinto e se lo osserva per una giornata intera chiuso in una stanza) (…)
Gli artisti cinesi non uscivano all’aperto per sedersi dinanzi a un bel soggetto e trarne uno schizzo. Spesso imparavano la loro arte con uno strano sistema di meditazione e di concentrazione, per cui prima si impratichivano ‘nel dipingere i pini’, ‘nel dipingere le rocce’, ‘nel dipingere le nuvole’, studiando non la natura ma i maestri celebri. Solo quand’erano diventati veramente padroni della tecnica, cominciavano a viaggiare per contemplare la bellezza della natura e cogliere le sfumature del paesaggio. Al ritorno, tentavano di richiamare alla memoria quelle sfumature mettendo insieme il ricordo dei pini, delle rocce e delle nuvole così come un poeta può collegare un certo numero di immagini raccolte durante una passeggiata. Era ambizione dei maestri cinesi acquistare una tale disinvoltura nell’uso del pennello e dell’inchiostro da poter trascrivere la loro visione mentre l’ispirazione era ancora fresca.”

Dunque non cerchiamo riferimenti alla realtà o verosimiglianze nei dipinti cinesi di questo periodo: quello che conta è il sentimento del pittore.
Poi, intendiamoci, con l’andar del tempo la venerazione dei maestri antichi rischia di ingessare l’arte e di fargli perdere freschezza, tanto che i pittori temevano la propria ispirazione se si allontanava dagli esempi classici… ma questa è un’altra storia.

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