Anna e Marina


Anna Politkovskaja ha scritto la sua tesi di laurea in giornalismo nel 1980 sulla Marina Cvetaeva, i cui scritti, all’epoca, erano ancora difficilmente rinvenibili.

Anna e Marina: entrambe rifiutate e screditate dai propri connazionali.

La giornalista, uccisa dal regime dopo varie minacce e vari tentativi di omicidio, in patria non era un’eroina, per i russi. O almeno, non per tutti. Nessun funerale di stato, per lei, e i telegiornali governativi non hanno parlato della funzione.
Quando è stata avvelenata, per tenerla lontana da uno dei conflitti di cui lei smascherava brutalità e menzogne, l’infermiera che l’ha salvata le ha detto che le sue analisi erano state distrutte per ordini dall’alto.
E Putin viene rieletto. Ammazza gli avversari, e i russi lo rieleggono.
Mi meraviglio? Se la stampa è messa a tacere, e se quella che parla non la legge nessuno, mi meraviglio?

La poetessa, esule a Parigi, che non ha i soldi per comprarsi un vestito, e che se ne fa prestare uno per partecipare ad una serata letteraria in mezzo ad altri esuli russi… e che subito si attira le invidie delle dame russe ed ebree.
Trascrivo alcuni passi di “Parole e canto“, di Paola Tonussi (QuiEdit, 2012):
“A Parigi le cerchie letterarie non sopportano l’isolamento altero di quell’essere povero e geniale vestito di stracci – abiti regalati e mai della giusta misura – e il suo sguardo rivolto perennemente all’alto (…); non accettano la mortificazione dell’aspetto, i capelli scomposti con la frangi arecisa da un colpo brusco di forbice; (…) non tollerano la superbia regale di quell’indigente e il suo disprezzo sovrano per la banalità, per chi non sa capire e non sa che farsene della poesia, a disagio dinanzi alla sua mai celata superiorità nei confronti dei ‘filistei’, quelli che lei chiama ‘lettori-plebe’ e l’altra razza simile o forse anche peggiore, i ‘critici-plebe’.”
Quando torna a Mosca, scrive al Fondo per gli scrittori sfollati: “Chiedo di essere assunta come lavapiatti nella mensa (…) di prossima apertura”.

Anna e Marina, che nonostante le ripetute batoste della realtà, continuano per la propria strada.

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