Un granchietto per Mancuso?


Premetto che stimo Vito Mancuso, il suo modo di ragionare e la sua opera di diffiusione di un certo tipo di teologia. Tuttavia, leggendo “Obbedienza e libertà” (Fazi, 2012), sono incappata in una frase che mi ha lasciato perplessa.

Mancuso sta parlando di laicità e della divisione tra politica e religione, auspicando un ritorno della politica alla dimensione del sacro e della moralità: tra le altre cose, se la prende con il bando a cui è stata sottoposta la ricerca sulle cellule staminali embrionali in Italia quando negli altri paesi si pratica con scientifico profitto.
Ma ad un certo momento scrive:
“Per questo, quanto più sarà alta la tensione morale, tanto più si avrà una buona politica e un buon governo, e se qualcuno vuole un esempio pensi ad Alcide De Gasperi”.

Ahi. Mi è scattato nel cervello un campanellino che ha collegato il nome di De Gasperi a quello di Guareschi, il creatore di Mondo Piccolo e Don Camillo.
Guareschi se l’era presa più volte con l’allora capo del governo. Guido Conti ne dà un’ampia delucidazione in “Giovannino Guareschi, biografia di uno scrittore” (Rizzoli, 2008). Lo scrittore era stato parecchio acido sul suo giornale, il Candido in varie occasioni. Tra queste, per il modo in cui Mattei, supportato dal governo, ha messo le basi del suo progetto energetico (con la bolla di petrolio di Cortemaggiore); o per il ritorno al potere del braccio armato del governo, Scelba (nonché del delfino di De Gasperi, Giulio Andreotti).
Il motivo principale di scontro, però, si ha sulle lettere che De Gasperi, durante la guerra, avrebbe/ha scritto agli alleati e a un capo partigiano: nella prima, De Gasperi chiede agli alleati di bombardare Roma per accelerare il ritiro delle forze armate tedesche; nella seconda, assicura un capo partigiano che questi bombardamenti avverranno (A. Gnocchi, “Il catechismo secondo Guareschi, Piemme, 2008).
Guareschi, per aver pubblicato queste lettere sul Candido, è finito in galera.
Dunque, la vicenda è lunga, conviene leggere il testo di Gnocchi, non posso trascriverla tutta. Ma ne viene fuori un De Gasperi che dichiara il falso in tribunale.
Tanto più che il processo non sembra sia stato portato avanti con… chiarezza. Se le lettere erano false, perchè l’azione penale non si è indirizzata verso la verifica del falso? La falsità delle lettere non è stata appurata. Sembra inoltre che il governo De Gasperi avesse iniziato una trattativa per acquistare il carteggio incriminato (cosa che De Gasperi ha negato).
Tante cose non tornano, di quegli anni.
Che a De Gasperi sia stata attribuita la medaglia d’oro alla Resistenza: che fosse stato un atto per mettere in cattiva luce Guareschi?
E poi: i ladri “visitano” e buttano all’aria la casa di Guareschi. Cosa cercavano, le lettere? (Che non hanno trovato perchè all’estero).

Poi, leggendo Alan Perry (“Io sono qui muto e solitario: Giovannino Guareschi’s Prison Writings“, 1954-1955), che a sua volta riporta Gnocchi, si scopre che De Gasperi, che avrebbe potuto chiedere alla corte di non imprigionare Guareschi, avrebbe detto: “Sono stato anch’io in galera e ci può andare anche lui”.

Ultimo appunto, tratto da “Chi sogna nuovi gerani?”. Questo è un testo composto da scritti di Guareschi, dunque non proprio obiettivo, perciò lo riporto così com’è, e lascio al lettore decidere o approfondire:
“Non è De Gasperi il Presidente del Consiglio che si è messo in lotta contro una signora vicina di casa che gli dava fastidio per via del pianoforte, e ha insistito fino a farla sfrattare? Non è il Presidente del Consiglio celeberrimo come ‘sistematore’ dei parenti prossimi? Non è l’uomo del ponte-radio Castelgandolfo-Viminale?”

Insomma, non ne esce proprio una bella figura di “tensione morale”.
Questo, ripeto, non cambia la mia stima nei confronti di Mancuso. Forse, con tutto quello che studia per scrivere i suoi libri (davvero, è una grande testa!), questo vicenda De Gasperi-Guareschi non è riuscito ad approfondirla. Ma il mio era un dovere di precisazione.

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