Siamo tutti malati di testa?


Ecco la prova che non bisogna fidarsi di un (solo) libro.
Uno dei saggi di psicologia che mi sono piaciuti di più era “Intelligenza emotiva” di D. Goleman. Ora che però sto leggendo “Il nuovo conformismo” di Frank Furedi devo rimettere tutto in discussione.

Secondo i teorici dell’intelligenza emotiva, l’analfabetismo emotivo (perchè le emozioni contanto nella misura in cui vengono malinterpretate) è causa di personalità potenzialmente distruttive. E fin qui, come dargli torto?
I problemi nascono quando l’analfabetismo emotivo è considerato in ultima analisi la causa di problemi che povrebbero avere anche cause sociali: dagli abusi infantili, alla delinquenza giovanile, la povertà, il razzismo, la violenza domestica, l’incapacità genitoriale… se si adotta tout court questo determinismo emotivo, in cui le emozioni influenzano tutto, si finisce con focalizzare l’attenzione sulle singole persone.
Della serie: curati.
Ma… e la società? E lo stato?
Secondo alcuni estremisti, perfino Saddam Hussein era così perché la madre voleva abortire (prendo Saddam per citare un nome conosciuto, non perchè creda del tutto al personaggio che, secondo me, è stato in parte creato a tavolino).
Insomma, va bene creare servizi di counseling per studenti, genitori, disoccupati, senzatetto… ma i problemi hanno anche delle cause più ampie di quelle psicologiche e individuali.

La tesi di Furedi è che l’approccio psicologico si stia ampliando a settori in cui non dovrebbe essere così predominante.
La stessa lingua ne è influenzata: si parla sempre più spesso di traumi e shock, inducendo nel pubblico la certezza che ci sia una fragilità di fondo da curare. Questa è un nuovo tipo di conformismo.
La messa in piazza delle emozioni (pensiamo a tutti i reality!) lavora nella stessa direzione.
Tendiamo:
– ad abbassare sempre di più l’età a cui sottoporre al terapeuta i bambini (in Inghilterra e USA già pensano alle sedute dallo psicologo per i neonati);
– ad allarmarci quando in seguito a episodi traumatici (alluvioni, terremoti, stragi…) la gente è traumatizzata (alla fin fine, incubi e stress sono una normale reazione del corpo umano che ha sempre mostrato forti capacità di recupero);
– a creare ambienti appositi per la gestione della rabbia (sempre negli USA molti psicologi forniscono cuscini per dar pugni o robe del genere…), quando la rabbia, entro certi limiti, è una normale emozione umana.

Ma soprattutto “la cultura contemporanea involontariamente incoraggia le persone a sentirsi depresse e traumatizzate da esperienze che prima venivano considerate normali“.

Questo è voluto?
Forse sì. Mi viene da pensare che una popolazione che si considera bisognosa di interventi psicoterapici sia più fragile, più “direzionabile”. Se diamo sempre più attenzione ai reality, non la concediamo ai problemi che contano…
Ma penso anche che ponendo l’accento sui problemi individuali, lo si tolga dalle cause statali/sociali. Si deresponsabilizzano la società e lo stato.
Vabbè, vado avanti a leggere.

1 Comment

Filed under Libri & C.

One response to “Siamo tutti malati di testa?

  1. Le tesi mi sembrano interessanti. E mi hai incuriosita. Vediamo se lo trovo in biblioteca.

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