Il momento è delicato, Niccolò Ammaniti

Ebbene, vi dirò: a me, gli smembramenti, gli squartamenti, gli spargimenti di sangue, le teste mozzate, i mostri… sì, insomma, il trash… non mi dispiace poi così tanto. Magari in un anno leggo solo un libro così, ma ci rido un casino.
Questo l’ho ingoiato sul lettino di spiaggia in una giornata, e i vicini mi vedevano ridere come una scema da sola (non l’ho portato da casa, avevo solo finito la scorta, e al supermercato non ho trovato altro…).
Non potevo (no, non potevo, rischiavo l’internamento) spiegare perché ridevo.
Dài, quando un omaccione rimasto con la testa di un bambino di 4 anni si presenta alla portafinestra con in mano la spina dorsale sanguinante della baby sitter, come cavolo si fa a non ridere?? Soprattutto perché il tipo, con la faccia più candida che si possa permettere, chiede: “Giochiamo?” – e questa frase detta così, mi richiama subito alla mente mio figlio, che corre su e giù a implorare che qualcuno giochi con lui. Tra un po’ lo troveranno con la mia spina dorsale in mano, con tanto di scoliosi e lordosi e artrosi e compagnia bella.
E Alba Parietti che si trasforma in un mostro extraterrestre che ti sbrana?

Sì, va bene, se mi chiedete la trama dei racconti, vi rispondo: “Spiacente, passiamo alla prossima domanda”, ma chissenefrega! Mi ha fatto ridere una giornata.
Non ho chiesto di più a questo libro, non si poteva, ma quello che mi aspettavo, me l’ha dato. L’importanza delle aspettative al ribasso…

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