Fuori gioco, Michal Viewegh

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Per una cosa me, che, pur senza vergognarsene, si avvicina ai quaranta, questo libro è piuttosto amaro, perché tratta di un gruppo di ex studenti che, a voci alterne, rievocano gli anni della scuola. Ma si impara sempre qualcosa… (anche il gunpowder è amaro ma fa bene)
In questo caso mi son resa ancora più conto della barriera di incomunicabilità tra adolescenti e adulti. Lo rende bene una delle scene finali del romanzo, quella in cui Eva, la bellissima della classe, si mette a confronto, ormai quarantenne, con una ragazzina in un locale per via del tavolo prenotato. Non succede nulla, ma tutto si riassume in queste poche righe:
E’ venuta per divertirsi e ora questa signora le sta complicando la vita.
“Abbiamo forse perso il diritto di vivere? Ho quarantun anni e questa ragazzina mi getterebbe volentieri giù da una roccia.”

Poche frasi ma azzeccate, perché potrebbe pronunciarle qualunque quarantenne messa/o a confronto con una quindicenne. E, quel che è peggio, è che la stessa Eva, al posto della ragazzina, venticinque anni prima avrebbe reagito come lei.
Il mio prof di seconda superiore diceva: “A 18-20 anni diciamo tutti (tutti, senza eccezioni) che non ci comporteremo come i nostri genitori, che non diventeremo come gli sfigati quarantenni che si vedono in giro (che poi la definizione di sfigato quarantenne meriterebbe un approfondimento a parte!!). Poi però si cresce, e il mondo è cresciuto più in fretta di noi… mettetevela via.”

Se leggete questo libro, ditemi quale personaggio vi è piaciuto di più. A me, la Saputella. Non (o non solo) perché è brutta, ma perché è quella che proprio per la sua bruttezza ha dovuto darsi più da fare, non solo contro i “nemici” esterni, ma anche contro quelli interni.
Jeff, invece, mi è andato di traverso. il bellone che pensa che tutto gli sia dovuto… Anche Eva è bella e sembra che la vita in forza di questo debba sorriderle, ma ha la capacità tutta femminile di complicarsela, in primis, attraverso una relazione col prof…
Skippy, che diventa ginecologo in barba a tutti, mi convince poco, ma non in quanto personaggio. E’ che nel suo caso vale la frase che gli dice un prof: il buffone della classe, ce ne sono tanti, ma nella vita sono superflui.
Avete presente il tizio che non manca mai nella compagnia e che parla sempre di piselli e patate (ovviamente non riferendosi agli ortaggi)? Ecco, questo è Skippy. Che ha i suoi problemi anche lui, ma li affronta a suon di battute e risatine. Il personaggio nel libro è ben delineato, e proprio per questo mi ricorda troppo da vicino alcune persone che conosco nella realtà: insomma, non riesco a farmelo diventare simpatico.
Quando la realtà rovina la letteratura…

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