Albatros-Il Filo e la poesia


Di solito non compro libri della Albatros. Posso fare eccezioni per autori che conosco (come la Stanchina Rubin di S. Stino, che scrive davvero bene, o pochi altri) perché è una casa editrice a pagamento, e si sa, chiunque paghi viene pubblicato senza un minimo di cernita qualitativa.
Ma in questo caso avevo trovato in edicola un malloppetto di quattro libri di cui uno era della Vertigo, “Processo al Papa”, di Geoffrey Robertson, il difensore di Assange per Wikileaks. Tra gli altri tre, di cui non potevo leggere le quarte di copertina perchè chiusi nel cellphane, c’era “Saette verbali contro cieli monotoni”. Autrice: Manuela Matroianni, classe 1988.
Mi prende il nervoso quando vedo queste c.d. sillogi poetiche, soprattutto se pubblicate con case editrici a pagamento. Come può pretendere una persona che la gente normale sia interessata a leggere certe cose? Come può essere disposta un autore a pagare pur di pubblicare certe cose?
E dico “cose” perchè non posso parlare di poesia.
Tutti si credono Ungaretti: una riga, ed è poesia.

Alcuni esempi:
Una pagina vuota in cui trovo:

Bagliori artificiali
che nel cielo
si riflettono.

oppure:

Sono solo io a scegliere di mentire.
oppure:

Il mio gatto ha spirito forte e
pensieri agili.

o ancora:

Città in espansione,
paesi in estinzione.

Mi fermo qui? Certo, ci sono anche le “poesie” più lunghe, ma io mi fermo qui.
Certo, una sorta di dichiarazione d’intenti dice che queste non sono poesie:

“Le mie non sono poesie,
sono pensieri fluidi
che scivolano nella mente
quando il vento svela
i suoi segreti”

Ma chiedo io: chi non ha di questi pensieri fluidi? Ammetto che qualche immagine sia originale, ma chi non ne ha? Perché uno deve credere che i propri pensieri siano interessanti tanto da tirar fuori il portafoglio per farli conoscere al “grande” pubblico? (che poi questo libretto lo abbia trovato in svendita in blocco con altri, mi fa pensare che sia rimasto invenduto in qualche magazzino e che fosse invece destinato al macero…)
E anche se non sembra, non ce l’ho tanto con l’autrice (che comunque meriterebbe un discorso a parte), ma con la casa editrice. “Tu paga, e noi pubblichiamo”, non importa cosa.
Per forza poi il pubblico si disaffeziona alla poesia (che è uno dei generi più pubblicate da questi pseudo-editori).

7 Comments

Filed under Libri & C.

7 responses to “Albatros-Il Filo e la poesia

  1. Tu almeno l’hai trovato in un “blocco”, non conosci l’autrice. Il problema diventa vero quando un conoscente ti propone le sua “creatura letteraria”.

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  2. Il fatto che una “casa editrice” pubblichi di tutto senza un minimo di selezione non le dà neanche titolo di chiamarsi tale. Chiamiamola tipografia con servizi aggiuntivi (es. l’ISBN). Ed è magra anche la soddisfazione di un autore, se basta sborsare quattrini per tenere fra le mani una versione rilegata del proprio “diario di pensieri”.

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  3. Incredibile ma in Italia é pieno di case editrici a pagamento..basta cliccare in Internet e salta fuori una lista ben precisa. La cosa più folle é che c’é gente disposta a spendere anche sette mila euro per pubblicare un suo libro !!! L’Albatros é una di quelle, parola di un amica che ci ha pubblicato..Una cifra che non solo non recupererà mai, ma che da solo l’autore dovrà cercare di distribuire perché la casa cosi chiamata “editrice” lo farà molto relativamente…speriamo che a qualcun’altro gli andrà meglio !

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  4. Di Albatros-Il Filo è ben nota l’attività editoriale a pagamento, che non conosce crisi. Oggi il denaro muove qualsiasi cosa, anche i pensieri fluidi più insignificanti. Questi imbrattacarte hanno svilito la poesia, che spesso si riduce a un insieme di frasi prive di punteggiatura, rima e significato. Il libro era sicuramente destinato al macero, gli è stata concessa un’ultima chance, ma è cascato male con te🙂
    Consolati, ho letto di peggio, con la differenza che la poetessa era logorroica!…

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  5. Ma perché non pubblicano quello che vogliono in un blog? Se riusciranno a superare i cinque commenti senza imbrogliare e senza seccare gli amici e conoscenti significa che valgono qualcosa. Ho letto le poesie che tu citi e mi sono sembrate meraviglie, quelle logorroiche sono peggiori. Poi mi fanno ridere quelli che tolgono tutti gli articoli, quelli che mettono il soggetto regolarmente dopo il verbo e quelli che ci piazzano gli errori di grammatica e sintassi così come escono con la scusa della libertà. Invece mi fanno piangere quelli che mi chiedono consigli, come se i poeti si potessero consigliare, sempre che siano poeti. Un’altra persona si aspettava da me il permesso di usare i miei commenti nei propri testi, e basta. Mi sono stufata, se sono in grado di scrivere benvenuti, altrimenti lascino perdere e non confondano le idee.
    NON pagate mai questa gente per pubblicare le vostre cose: è una vergogna.
    Hanno fatto vincere un concorso (ma non mi ricordo quale casetta editrice fosse) a una ragazza che ha studiato fino alla terza media, è venuta da me a chiedere consiglio: volevano ottocento euro per pubblicare quaranta poesie e le avrebbero corretto gli errori. Bene, si è risparmiata quei soldi, sempre che mi ascolti come ha assicurato.

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  6. patrizia

    vorrei un consiglio…. mia figlia a mia insaputa ha inviato delle poesie alla casa – casetta – editrice di cui sopra, ……chiaramente ha ricevuto la proposta di pubblicazione dietro compenso, automaticamente nasce il pensiero che segue : si è vero è dietro compenso ma è un mezzo cmq per muovere le proprie poesie e poi saranno i lettori a valutare..l’alternativa è quella di tenerle per se come il diario segreto!? non so che consigliarle

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    • Ciao Patrizia. Sarò franca (anche se mi chiamo Serena)… primo: le poesie non vendono. Brutto da dire, ma vero. Anche se le regali, non vengono lette: bruttissimo da dire, ma vero.
      Secondo: La distribuzione che può/vuole offrire una casa editrice a pagamento non va oltre quella che si può ottenere stampandosi un volumetto con una tipografia vicino casa e vendendolo alle presentazioni librarie che si possono organizzare col proprio comune.
      Altra alternativa è la print-on-demand, trovando un sito (ce ne sono diversi) che permetta di stampare e vendere solo i libri che vengono richiesti.
      Oppure gli e-book, anche questi si possono creare via internet.
      Insomma, a mio avviso (ma è solo la mia opinione), dare soldi alle case editrici a pagamento significa regalarli a dei furboni.

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