Che faccio?

Ho partecipato al torneo letterario IoScrittore della Mauri Spagnol. Sono passata tra i primi 200, ma non sono arrivata tra i primi 30. Questi qui sotto sono i giudizi che ho ricevuto. Che faccio, butto via tutto o riscrivo?

voto: 8.00
Il drammatico, nonchè odierno, problema della disoccupazione fa da sfondo al romanzo. Tuttavia lo scrittore riesce a sdrammatizzare la triste realtà aggrappandosi alla fantasia e facendoci sorridere durante le “folli” assurde interviste del protagonista. Bravo l’autore! Il testo è scritto in modo scorrevole. Grammatica e ortografia sono corretti anche se, in alcuni punti ci sono piccoli errori di disattenzione, facilmente correggibili con un’attenta lettura.

Voto: 6.67
arduo affrontare temi così delicati ed essere originali

Voto: 8.00
Nel corso della lettura delle « Interviste » si pensa, via via, a Kafka e alla metamorfosi, a Dalì e al simbolismo, a una seria patologia psichica sia dello scrittore che del protagonista, a uno scherzo arguto, a mille altre cose. Si è di fronte a un’opera completa, personalissima, scritta bene, sulla quale nessun appunto tecnico può essere mosso. Si può solo esserne affabulati o sconcertati, si può amare o odiare, prendere o lasciare, tutto o niente, Vita o Morte. L’opera potrebbe essere il parto di un genio come quella di uno gnomo malizioso che si prende gioco del lettore, frastornandolo di citazioni, richiami, e altro. Dare un giudizio è quasi impossibile, durante e dopo la lettura ci si chiede: avrò capito bene o non c’era semplicemente niente da capire? Ma, visto che siamo qui per esprimere opinioni, dirò che un paio di interviste in meno (la carta igienica…) e qualche presenza in più degli altri personaggi ( Taddeus per esempio, molto interessante) a mio ultramodesto avviso sarebbero piacevoli.

Voto: 7.00
Trama concepita con stile e originalità, dove immaginarie interviste a oggetti ed entità svariate, persino astratte, offrono una straordinaria scuola di formazione ad un giovane aspirante giornalista. Non so se una tale pratica sia usuale nello svariato mondo del giornalismo, ma indubbiamente un tale metodo solleva non poca curiosità e riflessione. Andando oltre, le interviste scavano in un mondo dove l’intervistato pone domande più a se stesso che all’interlocutore, costretto anche a formularsi le risposte in un gioco di monologhi interiori che portano ad una visione del mondo non per ciò che è ma per ciò che appare all’uomo, attraverso una introspezione tipicamente “pirandelliana” dove gli intervistati, opportunamente pungolati, diventano personaggi in cerca di autore. Alcune di queste interviste le ho trovate particolarmente interessanti, come quella alla Luna o al diavolo, e anche parecchie riflessioni come l’occhio neutro e privo di fibrillazione che l’aspirante giornalista coglie nei suoi intervistati. Il finale è la parte di un lavoro, tanto ricercato e ben costruito, che ha un po’ disatteso le mie aspettative. Non so se l’autore abbia imboccato deliberatamente un tunnel senza via di uscita dove alla fine, l’unica soluzione per rivedere la luce è uno slancio filosofico dove il tutto è Caos e nel guazzabuglio vi è il patetico tentativo dell’uomo di dare un ordine alle cose senza riuscirvi, vanificando così il disperato tentativo di raggiungere un Dio identificato non nella perfezione, ma bensì nella confusione. Un modo originale anche questo, forse dettato dalle necessità del copione, quello di ribaltare la visione storica e naturale dell’uomo verso il supremo.

Voto: 6.00
Il testo presenta numerosi elementi positivi, un’idea originale e brillante, uno stile gradevole e curato. Quell’esplorare la realtà tramite le assurde interviste del protagonista e le vicende grandi e piccole degli abitanti del condominio, con uno sguardo nel contempo ironico e ingenuo, promette delizie per il lettore. Il risultato non è purtroppo all’altezza delle aspettative. Le interviste, a volte banali nei contenuti e/o ripetitive nei meccanismi, e il loro crescendo non coinvolgono veramente né Elias Bo né il lettore. Pur animando gli oggetti più disparati non ottengono l’effetto spiazzante e grottesco che si percepisce nell’intento dell’autore (o perlomeno nelle attese del lettore). In una simile trama i personaggi reali dovrebbero inserirsi o con modalità simili agli esseri inanimati intervistati oppure all’opposto (cioè con maggior spessore) per creare la continuità o il contrasto necessario alla tensione narrativa, mentre la soluzione adottata sembra esitante. Le opportunità si presentano, ma poi svaniscono. Ad esempio la morte della madre, il rapporto occasionale con Samantha Negrini, oppure la follia di Taddeus sono ottime occasioni, che sembrano perse. L’opera assomiglia a una promessa non mantenuta; meriterebbe una nuova stesura, quasi l’invenzione di un linguaggio surreale per esprimere al meglio i concetti. Gli ingredienti ci sono tutti per ottenere un lavoro di ottimo livello, più vivace e coinvolgente anche nel finale per il quale servirebbe un’idea coraggiosa ed eclatante (un suicidio, una fuga, una rivelazione, una promozione?…)

Voto: 6.67
IL TESTO E’ SCRITTO BENE, QUALCHE REFUSO QUA E LA’, MA NIENTE DI GRAVE. PERCIO’ IO DAREI UN OTTO PER LA GRAMMATICA, L’ORTOGRAFIA E LA FORMA DELLA FRASE. PER QUANTO RIGUARDA IL CONTENUTO, DEVO AMMETTERE CHE ALL’INIZIO MIA HA ANCHE INCURIOSITO, MA QUANDO SONO ARRIVATA ALLE INTERVISTE, NO, HO INCOMINCIATO AD ANNOIARMI, LE HO TROVATE SENZA SENSO E MOLTO PROBABILMENTE QUESTO ERA L’INTENTO DELL’AUTORE. IL MIO VOTO IN QUESTO CASO SI RIDUCE A UN SEI. I PERSONAGGI SONO BEN DELINEATI E HO LETTO CON PIACERE LE LATRE STORIE CHE SI INTRECCIAVANO CON QUELLE DI ELIAS. IN CONCLUSIONE, NON POSSO NON DARE UN COMMENTO POSITIVO PER LE SPIEGAZIONI CHE HO APPENA DATO, MA NON E’ IL MIO GENERE E SE LO TROVASSI IN LIBRERIA, NON PENSO PROPRIO CHE LO COMPREREI.

Voto: 7.00
STORIA UN PO’ SURREALE SCRITTA CON UN GIUSTO TONO IRONICO. I PERSONAGGI E L’AMBIENTAZIONE SEMBRANO PRESI DA UN POSTO AL SOLE, CARINA L’IDEA DELL’INVESTITATRICE DI PERSONAGGI IMPOSSIBILI CHE Dà SPUNTO AL ROMANZO.

Voto: 5.00
Storia volutamente surreale, ma troppo dimessa, minimale, senza slanci. Manca sostanza che possa sostenere l’interesse del lettore, che scema rapidamente. La scrittura è corretta e scorrevole, ma è la storia che non c’è. La trovata delle interviste impossibili (alcune anche carine se prese una per una) non è sufficiente a sostenere un intero romanzo, sia pure molto breve. Le vicende assurde e senza una minima trama che si succedono, presto finiscono per stancare. Da un certo punto in poi diventa evidente che dal racconto non ci si può aspettare alcuna novità. Difficilissimo quindi mantenere viva l’attenzione in modo da poter arrivare fino in fondo.

Voto: 7.00
Libro di difficile recensione. Uno stile nel complesso buono, con alcune efficaci metafore. Un libro che cerca originalità, ma che ottiene solo bizzarria. Scarno l’intreccio e la trama è debole. Intervistare cose, animali o personaggi storici può essere un po’ fuori dal comune, ma può essere un approccio veramente diverso per soffermarsi efficacemente a riflettere su momenti storici, esigenze, debolezze, virtù. Il libro,però,sembra prendere un’altra direzione. Ritengo che animare il mondo dell’inanimato e rianimare personaggi defunti possa essere un buon escamotage narrativo, a patto però che si tocchino efficacemente argomenti di interesse perché, altrimenti, si cade nel mero minimalismo.

Voto: 6.67
L’idea di partenza è originale e promette una lettura interessante, ma la narrazione mantiene soltanto in parte la promessa iniziale. La capacità di coinvolgimento della storia è molto esigua e frammentaria, ma l’ironia e il ritmo fluido mantengono comunque desta l’attenzione: l’opera, anche se poco romanzesca, si lascia leggere. La voce narrante manifesta uno spessore irrilevante; gli altri personaggi acquisiscono qualche caratteristica e qualche colore in più, ma rimangono comunque poco rilevanti. I soggetti delle interviste, invece, possiedono vivacità e consistenza; sono loro i veri personaggi, più “umani dell’umano”. Non mancano i refusi, ma la forma è corretta e lo stile calza a pennello i contenuti. Per migliorare l’opera alzerei i toni ironici, che perdono mordente nelle ultime pagine; inoltre aggiungerei un poco di carattere ai personaggi e alimenterei la tensione narrativa con un tocco di suspense.

Voto: 4.67
Unica nota positiva è che dal punto di vista della grammatica e dell’ortografia il lavoro è scritto correttamente. Iscritto nel settore “narrativa generale”, più che un romanzo questo lavoro, sembra piuttosto un ondivago pamphlet surreale farcito di filosofia elementare. Protagonista è un giornalista che viene incaricato di condurre “interviste” a cose inanimate. In un mondo che sembra prendere per “normali” queste manifestazioni, vengono così intervistati personaggi come: la ruota, un pelo, un neonato, la Luna, l’Euro, uno scarpone tirato a riva da un pescatore, il diavolo … Il lettore è sballottato tra interviste impossibili, coinquilini senza personalità ed eventi, come la morte della madre del protagonista, che scivolano via senza lasciare traccia. La trama è un debole filo, i personaggi sono evanescenti e le “interviste” collezioni di luoghi comuni. A poco serve che negli ultimi due o tre capitoli l’opera acquisti un tono liricamente più elevato, il risultato complessivo è comunque insufficiente. Se l’autore intendeva ispirarsi al Calvino delle “Città invisibili” o scrivere un “conte philosophique” imitando Voltaire, è ancora molto lontano dai suoi modelli.

Voto: 7.33
Incipit poco efficace che non rende giustizia al resto del testo. Andrebbe rivisto per renderlo più incisivo e accattivante (prime 20 pag.): il ritmo è lento e lo stile incerto, alcuni mancati accenti creano confusione di termini (volta e condomini), tanto che leggendo una seconda volta per capire il senso, si perde ritmo ed efficacia. L’intervista a Hitler dovrebbe essere un piccolo fuoco d’artificio iniziale, invece è gestita male, con poco pathos e in modo non convincente: non traspare la confusione di Elias, il suo smarrimento, tutto è liquidato con scarso coinvolgimento. Il lettore percepisce l’artificiosità della scena e la sua poca coerenza. Eliminerei l'”onore” che lui dice di provare intervistando quello che poi definisce “mostro”. Dopo le iniziali incertezze, la storia si fa interessante, la scrittura più sicura, sboccia lo stile che nel finale raggiunge picchi di poesia decadente. La sinossi trae in inganno, si crede di affrontare una storia divertente e ironica, invece è a tratti cupa e malinconica, affonda le mani nella pazzia e nel dolore, tutto contornato da storie di solitudine e amarezza. Trama originale. Alcune interviste sarebbero più interessanti se riscritte con più ironia, non tutte sono all’altezza delle aspettative. Peccato che l’ambientazione sia ridotta all’osso, i pochi richiami a un periodo di crisi e difficoltà gravi instillano la curiosità di saperne un po’ di più. Durante la lettura delle storie parallele ci si chiede spesso come queste nel finale avranno un senso comune, si uniranno in qualche modo al destino di Elias. Non so bene se il fatto che ciò non accada lasci un senso di incompiuto che fa pensare a un errore di intreccio o se invece le storie in se stesse abbiano sufficiente autonomia e valore per rappresentare un valore aggiunto a se stante.

Voto: 6.33
Un buon romanzo con un’idea abbastanza originale. Mi ha ricordato le atmosfere di una vecchia serie di telefilm “Ai confini della realtà”, dove in qualche puntata c’è qualcosa di simile. Si appesantisce un pò nella lunghezza dei periodi. Qualche disattenzione, come nell’intervista al neonato che è una femminuccia ma si parla al maschile (ma forse è voluta?) e qualche errore di battitura non condiziona un giudizio nel complesso positivo.

Voto: 5.67
Confesso di avere avuto difficoltà ad individuare il target cui attribuire il romanzo. troppo semplicistico e infantile per un pubblico adulto, troppo “adulto” per i ragazzi. Giudicandolo come romanzo di narrativa per adulti, devo dire che la trama è inconsistente, le interviste sono puerili, i personaggi stereotipati. Un adolescente, invece, lo troverebbe originale quanto basta per essere invogliato a proseguire nella lettura. Consiglierei l’autore di trasformarlo decisamente in un racconto di stampo “didattico” indirizzandolo a ragazzi della scuola media. Comunque è scritto in buon italiano

7 Comments

Filed under Libri & C.

7 responses to “Che faccio?

  1. non ho letto tutte le recensioni ma la tua idea mi sembra davvero interessante, nuova e fresca. Le recensioni non proprio positive non hanno scalfito la mia curiosità verso la tua creatura…. forse non sono la persona giusta per darti un consiglio però non buttare via niente, riguardalo tendendo a mente le critiche e lanciati!!!

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    • In realtà mi dispiacerebbe abbandonare tutto. Il libretto l’ho scritto in un mese unificando delle interviste surreali che avevo scritto per far divertire gli amici. Magari lo metto da parte per un po’ e ci torno su fra qualche mese.

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  2. Ciao. Io ho partecipato a Ioscrittore e sono una dei trenta finalisti. Ti posso assicurare che i tuoi giudizi e, soprattutto, i voti, per il target del Torneo sono MOLTO buoni; significa che il tuo testo, scritto in così poco tempo, ha un valore. Il Torneo sarà riproposto anche l’anno prossimo e il mio consiglio è quello di ‘rimpolpare’ un po’ il romanzo e mandarlo. In bocca al lupo.

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    • Ciao Niki
      innanzitutto complimenti! Ora vengo a trovarti su facebook!
      E poi… per il prossimo anno ho già pronto un romanzo nuovo. Quello che ho presentato quest’anno deve essere riscritto, l’edizione 2013 è troppo vicina…

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      • Su facebook non ci sono, perché tengo un account solo per poter navigare sulla pagina di Ioscrittore. Ogni tanto vado sul Blog del sito, ma, in questo periodo, mi sono posta un limite, altrimenti sto sempre lì a chiacchierare con i miei amici virtuali, ih ih. Ti seguirò su queste pagine.

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  3. Hai avuto degli ottimi voti e anche qualcuno meno buono. 10 teste diverse hanno 10 interpretazioni diverse. Questo mi lascia perplessa, perche’ si suppone che chi giudica siano critici letterari, tutti con una preparazione alla lettura e valutazione simile. Come mai tale disparita’?
    Perche’ c’entrano molto anche i gusti personali, le esperienze private di ognuno e cosa in quello che tu scrivi suscita dentro di loro.

    La cosa che devi chiederti e’: qual’e’ il mio obiettivo finale? voglio vederlo realizzato in un libro? un racconto stampato? O l’ho mandato semplicimente per capire se quello che scrivo vale qualcosa?

    Essendo alle prime esperienze, non possiamo saper fare tutto gia’ in modo perfetto. Si impara sbagliando. Infatti si impara di piu’ quando si sbaglia, che quando lo facciamo giusto al primo colpo!

    Il mio consiglio e’, se vuoi che il tuo racconto raggiunga un certo livello, mostrarlo a un editor, uno che fa la valuazione dei manoscritti. Uno che fa quello come mestiere! Un professionista del campo. Ti guarda il tutto in modo obiettivo, giudicando le relazioni spazio-temporali, se la storia nel complesso regge, la caratterizzazione, insomma il tutto. Tale persona poi ti dara’ i consigli giusti su dove limare, tagliare, aggiungere, completare, ecc. Passo per passo. Fino alla realizzazione di un’opera il piu’ professionale possibile.

    E dopo la nascita di questo bebe’, si pensa al prossimo🙂

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