Comprensione mitica

Continua la mia lettura di Kieran Egan “La comprensione multipla”.

Come promesso, ecco le caratteristiche della comprensione mitica.

Dualismo (Egan lo chiama Struttura binaria, ma io mi trovo meglio con dualismo): è il linguaggio che crea i dualismi, bello/brutto, uomo/donna, chiaro/scuro… nel mondo esistono solo sfumature, il dualismo è una creazione della nostra logica. Il problema non è il dualismo in sè, che può essere sfruttato come struttura didattica: il guaio vero è che pesso ogni distinzione tende a trasformarsi in opposizione.

In realtà i dualismi servono a interpretare il mondo perché in base alla coppia bianco/nero distinguiamo le sfumature collocandole più o meno vicine agli estremi. I dualismi sono strumenti di sense-making.

Finché si usa il linguaggio, non si superano i dualismi.

Pensiamo un attimo alla comprensione somatica, che viene prima della mitica, prima del linguaggio: il corpo non conosce dualismi. Il corpo è il nostro principale mediatore di significato (“Col corpo capisco” dice il titolo di un romanzo di Grossman). I dualismi sono sì un’universale culturale, mabisogna superarli, comprenderli. Non eliminarli!

Lo Yin/yang non elimina gli opposti: vuole che si compenetrino. Così non dobbiamo eliminare le fiabe classiche piene di manicheismi, ma bisogna esplicitarne gli opposti. Scopo dell’educazione è proprio il riconoscimento cosciente della struttura dualistica.

Ecco perchè è limitante basare l’educazione sull’assunto che si deve sempre partire dal noto per spiegare l’ignoto ai bambini: questo approccio esclude per esempio dall’insegnamento la storia, mentre anche la civiltà romana, per esempio, può essere spiegata a un bimbo di 5 anni alla luce degli opposti libertà/schiavitù.

Fantasia: l’allontanamento dalle regole quotidiane operato dalla fantasia si basa anch’esso su dualismi, vero/falso, uomo/animale, terra/cielo… stravolgere i dualismi (es. l’uomo che vola) è un modo per interiorizzarli (prima fase, che poi sarà seguita dal superamento del dualismo stesso).

Pensiero astratto: i bambini capiscono spesso molto bene i concetti astratti. Non è vero che si debba partire sempre da ciò che conoscono. Nei popoli primitivi il linguaggio non è nato dalle attività concrete: queste si potevano trasmettere semplicemente mostrando come si cucina, come si costruisce un utensile… (lo fanno anche le scimmie coi propri figli, direi)

Metafora: i bambini piccoli spesso usano inmodo più appropriato degli adulti le metafore. E’ una vera e propria capacità interpretativa, e crescendo tende a disperdersi (come è successo ai popoli primitivi).

Ritmo e narrazione: si usava il ritmo narrativo per aiutare la memorizzazione. Prima dell’utilizzo della scrittura, ciò che si dimenticava, era perduto per sempre, fossero saghe familiari o storielle morali.

Immagini: il linguaggio crea nell’ascoltatore immagini che hanno una valenza emotiva, anche se minima. E l’emozione è uno strumento potente per memorizzare o  per convincere qualcuno a fare qualcosa. 

Mettiamo insieme tutti questi dati e arriviamo a capire quale forza possano incarnare le modalità narrative (le storie!) nell’educazione.

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