Sessualità e rapporti prematrimoniali

Oggi sono liberi e, tranne nel caso di uomini che amano particolarmente vantarsene, rimangono un fatto intimo che riguarda solo la coppia. Ma non è sempre stato così.
Sebbene in Italia manchi una storiografia specifica della sessualità, si possono individuare alcune agenzie specifiche di REGOLAZIONE e INTERPRETAZIONE della sessualità.
– Chiesa Cattolica, che si è sempre pronunciato in favore del silenzio e che ha sempre messo in primo piano il ruolo di accettatrice della donna nei confronti dei doveri coniugali.
– Stato: quando è nato, si è messo subito in competizione con la chiesa cattolica per regolamentare anche gli aspetti intimi.
– Ideologia: almeno a parole, il socialismo proclamava la parità dei diritti sessuali di uomini e donne. In realtà, poi, anche tra i socialisti le coppie libere erano poche.
– Senso dell’onore mediterraneo: spesso si poneva in contrasto con la chiesa cattolica, soprattutto per il carattere di pubblicità che imponeva ai rapporti prematrimoniali (al fine di garantire un matrimonio e al fine, diciamolo, di far risaltare la virilità dell’uomo).

La verginità, insomma, e qua parliamo di verginità femminile (perché nessuno si occupa mai di quella maschile… gli uomini non figliano), è stata uno dei terreni di scontro di tutte queste agenzie in anni recenti.
Nel diritto romano, però, i rapporti erano più liberi: si poteva andare a letto con qualcuno senza temere che poi ti imponessero di sposarlo. E’ stata la chiesa cattolica a legare i rapporti sessuali al matrimonio: la promessa di matrimonio (e l’atto sessuale diventa promessa de facto) diventa vincolante. Chi non la rispetta o paga la dote, o va in galera. Si dice che si deve tutelare la fragilità femminile, sia psichica che fisica, in realtà si cerca di regolamentare la formazione della famiglia. Nell’ottocento la donna deflorata dava la massima pubblicità al fatto, solo per costringere il seduttore a pagare o a sposarla. Se le autorità ecclesiali lo costringevano a pagare, quella dote serviva alla donna per trovarsi un altro marito, che così si sentiva meno fesso per aver sposato una donna non più vergine.
Nei primi decenni del Novecento scema questa tutela ecclesiastica, ma la protezione e il controllo della virtù femminile passa alla famiglia: si codificano le visite del futuro sposo, sempre e solo a casa della futura sposa (non viceversa), le uscite fuori casa sono possibili solo con accompagnamento. Il controllo è severo, perchè in caso di seduzione e abbandono non è più garantita la punizione che prima veniva garantita dai tribunali ecclesiastici. Ma la chiesa prova sempre a imporre il primato, almeno morale, moltiplicando il rito della Madonna, simbolo supremo di accettazione, e di Maria Goretti, uccisa in un tentativo di violenza carnale. Come a dire alla donna: ecco i modelli a cui devi ispirarti.
Poi arriva il fascismo, e qua la divisione che lo stato liberale aveva cercato di marcare tra vita pubblica e vita privata, va a farsi friggere. La donna è madre e l’uomo è… l’uomo.
L’uomo può sfogarsi liberamente nelle colonie con la donna nera, ma viene punito (con regio decreto del 1937) se osa legarsi affettivamente a una donna di colore.
Il fascismo finisce, arriva il secondo dopoguerra, e le donne diventano meno un soggetto da tutelare, anche giuridicamente ci sono sentenze che affermano che la donna non ha più diritto al risarcimento se sedotta e abbandonata, perché anche lei ha avuto la sua responsabilità nell’atto sessuale. Eppure, sentenze del genere sono criticate da autorevoli giuristi. Perché una donna che si lascia convincere ad avere un rapporto sessuale per ottenere un posto in un film, secondo questi giuristi, deve essere tutelata (maggiori dettagli su: AAVV, Storia sociale delle donne nell’Italia contemporanea, Laterza).
Cosa direbbero delle veline di oggi? Poverette, tutte sceme che non sanno distinguere le promesse vere da quelle false, imbrigliate da intelligentissimi uomini che le raggirano perché loro non hanno il cervello abbastanza formato per difendersi.

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