Cari genitori: non rompete!

Le incomprensioni intergenerazionali non sono una novità della società fluida, anche se con l’avvento dell’industrializzazione si sono fatte più visibili.
Si parla di nuova generazione sociologica quando sale alla ribalta un insieme di persone che vedono e interpretano il mondo in modo diverso dai loro predecessori.
Questa diversità di vedute comporta maggiore libertà ma anche maggiore insicurezza. Niente di nuovo sotto il sole.
Vero è però, che lo scarto aumenta quando meno le varie generazioni si frequentano.
Un esempio: con l’industrializzazione e l’aumentata importanza del lavoro fuori casa per l’uomo-padre, è scesa la sua presenza in famiglia, e, di conseguenza, il suo ruolo di guida, che è scivolato verso la madre (con le contraddizioni che comporta questo scivolamento).
Non solo: nella cultura tradizionale contadina, data la bassissima mobilità sociale, i figli dipendevano dai genitori per imparare il mestiere. Ora non è più così: le competenze professionali genitoriali e la proprietà di famiglia non sono più l’unico passaporto per il futuro (Anna Bravo, Storia sociale delle donne nell’Italia contemporanea, Laterza), dunque, ai soli fini economici, il legame tra generazioni diverse non è neanche più così necessario.

Un serpente che si morde la coda, insomma.
Un appunto: i cambiamenti della famiglia sono causati dal sistema economico. Che tristezza.

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