Per gli insegnanti, i manager, i genitori


Sto dando una scorsa al libro di teoria dell’educazione COSTRUIRE MAPPE CONCETTUALI, di Joseph D. Novak, Erickson edizioni.
Nonostante una certa antipatia per i grafici, mi accorgo che le mappe concettuali sono le stesse che uso per buttare giù le idee per un saggio o per organizzare una recensione. Il libro (sulla scia del funzionalismo americano?) si rivolge non solo agli insegnanti, ma anche ai manager aziendali, nonché ai genitori, in quanto tutti soggetti dediti alla trasmissione di conoscenza.
Tuttavia non volevo scendere nello specifico del libro, quanto riportare dei passi che secondo me molti insegnanti dovrebbero impararsi a memoria. Sentite qua:
“(…) è diventato sempre più chiaro il ruolo straordinariamente importante che l’Io di insegnanti e manager riveste rispetto al modo in cui essi organizzano il contesto di apprendimento (…). Quegli insegnanti e manager che non possiedono una percezione chiara del loro Io del tipo ‘io sono okay’, spesso, in modo sottile o anche evidente, attaccano l’Io dei loro studenti o dei loro dipendenti. (…) ci sono pochissimi studi che si occupao esplicitamente dei bisogni dell’Io dell’insegnante”.

Mi vengono subito in mente alcune figure di insegnanti inacidite (e non è vero che erano tutte zitelle!) delle medie e superiori!

Poi c’è una parte in cui si richiama l’analisi transazionale: l’avete letto IO SONO OK, TU SEI OK di Harris? Io sì, anche se la divisione della personalità di genitore-adulto-bambino risale a un certo Berne. Applicando questa teoria agli insegnati, ecco cosa leggo: “Troppo spesso insegnati o manager trasmettono dei messaggi quasi per niente razionali, o con una base razionale apertamente ingannevole. in questi casi essi si comportano da Genitore, e suscitano negli studenti o nei dipendenti dei sentimenti da Bambino”.
Insomma: fate i burberi per una malintesa concezione dell’autorità? Rischiate di favorire comportamenti da bulli (la teoria è sviluppata, da un punto di vista sociologico, anche in IL BULLISMO SOCIALE ADULTO E GIOVANILE di Roberto Collovati, che è venuto anche qui a S. Stino).

Lungi da me difendere la figura dello studente. Gli studenti devono studiare. Punto. Strappiamo i denti a tutti gli studenti che non si danno da fare. Ma per quanto a me sia sempre piaciuto studiare, mA le ricordo le materie in cui davvero sentivo i conati di vomito salirmi perl’esofago! Che dipendesse solo dai contenuti??

Ultimo appunto: come dice Novak, gli esseri umani sono costituiti da pensiero, sentimenti e azioni. Certi insegnanti il secondo elemento del trittico lo ignorano proprio.

PS: L’ho già detto che gli studenti devono studiare?

1 Comment

Filed under Libri & C.

One response to “Per gli insegnanti, i manager, i genitori

  1. Gli studenti devono studiare (o meglio, imparare), gli insegnanti devono insegnare. Ma se certi insegnanti si portano dietro tanto di quel bagaglio personale, e anziche’ averlo mollato prima di entrare in aula, lo scaricano sui ragazzi, ecco allora l’apprendimento e lo studio non verranno incoraggiati.

    Prima di insegnare, alcuni insegnanti, dovrebbero aver imparato. Non solo l’argomento che insegnano, ma le lezioni della vita.

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