Il mercante di libri maledetti… uff…

Uff… sono le ferie che mi rendono così volubile?
Sono solo a pagina 50, ma già certe cose mi infastidiscono.
Vincitore premio Emilio Salgari 2012: va bene, l’avventura c’è. Niente da dire, e infatti per ora non ho ancora deciso di sospendere la lettura (è già tanto, considerati i libri che mi sono caduti di mano nelle ultime settimane dopo 100-200 pagine che li leggevo…).
Premio Bancarella 2012: intendiamoci bene, questo premio è assegnato sulla base delle vendite. E non mi meraviglio che le vendite siano alte considerato il prezzo di 9,90 e la copertina rigida con sovracoperta come un libro da 20 euro. Finalmente se ne sono accorti che i prezzi dei libri sono saliti un po’ troppo? E allora lode alle Newton Compton! Speriamo abbiano dato la stura. Speriamo anche però che i prossimi libri a buon prezzo siano un poco più originali di questo.
Tutta la pubblicità che ne fanno punta sempre il dito sulla somiglianza con “Il nome della rosa”. Ma dove!!!??? Basta leggere le prime due pagine dell’uno e dell’altro per notare la differenza di stile e di profondità.
E dato che sono solo a pagina 50 non posso dilungarmi sui dettagli però una cosa mi salta subito all’occho: troppo frettoloso sui rapporti interpersonali. Forse per non dilungarsi troppo, per non rubare troppe pagine alla trama, che è intricata, le simpatie e le antipatie tra i personaggi nascono subito, da un’occhiata, dal modo di pronunciare una parola; così si capisce fin dall’inizio che l’abate nasconde qualcosa, che Uberto sarà un aiutante degno di fiducia, che Gualimberto può essere un amico. Magari andando avanti con la lettura uno di questi rapporti si capovolgerà, perchè ci serve il colpo di scena, il tradimento? L’impressione non cambia: di Uberto non so niente e l’autore ha deciso che mi deve star simpatico… Non mi piace mica tanto questa imposizione. Lascia che lo decida io, dopo aver visto quello che fa e aver sentito quello che dice, non dopo sole poche apparizioni…
Resta il fatto che alla fine conta: non lo interrompo, perchè la storia mi incuriosisce. Ma le montature pubblicitarie non le sopporto.

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