Paul Auster è un drittone!

“Ho passato tutta la mia vita da adultore storie, a mettere persone immaginarie in situazione inaspettate e spesso inverosimili (…)”
Questa frase la pronuncia Peter Aaron, la voce narrante del libro che sto leggendo (“Leviatano”), ma in bocca a Paul Auster penso ci starebbero altrettanto bene.
Il primo passo che compio quando entro in un libro di Auster è conoscere persone nuove. Perché per mettere i personaggi dentro a delle storie, prima bisogna che Auster li crei: saranno poi loro, con le loro fisime e i loro entusiasmi e le loro capacità a lasciarsi coinvolgere dagli avvenimenti. Man mano che leggo ho l’impressione che Auster non si prepari degli schemi di trama quando si accinge a scrivere un libro: lui intanto crea i personaggi, e poi sta a guardare quel che succede quando mette loro davanti un avvenimento qualunque.
Il Caso, poi, è l’altro grande personaggio: “La realtà supera sempre ciò che riusciamo a immaginare. Per quanto sfrenati pensiamo che possano essere, i frutti della nostra fantasia non potranno mai tener testa all’imprevedibilità delle cose che il mondo reale erutta in continuazione. (…) Tutto può succedere”.
Il Caso è il purè in cui si muovono Sachs, Peter, Fanny e tutti gli altri: a volte sbattono su un grumo, a volte scivolano in una bolla meno densa, a volte salgono a galla, alternando gli stati d’animo in base alle loro personalità, ma comunque RISPONDENDO alle sollecitazioni del Caso.
Anche Auster ha le sue ossessioni. Oltre al Caso, che torna in molti suoi libri, anche qui ritroviamo l’elemento dello spionaggio, nel senso di una persona seguita da un’altra, quasi fosse necessario qualcuno che ti guardi di nascosto per essere sicuro di esistere. Anche qui ci sono personaggi scrittori. Anche qui la storia si svolge quasi tutta a New York. Anche qui c’è un punto in cui ci si pone la questione dell’età a cui muore uno scrittore (in questo caso è Thoreau, ma in “Follie di Brooklyn” la lista era lunga).
Non ci sono molti dialoghi, ma il punto forte di Auster, secondo me, è la sua capacità di scendere nel profondo dei personaggi: li descrive nelle azioni e nei sentimenti, sembra di conoscerli come degli amici di lunga data e, anche se ogni tanto lo scrittore dice che Tizio o Caio sono un mistero, io non gli credo, perché lui mi ha rivelato tante di quelle sfumature che se fossi un’anatomopatologa non potrei avere una conoscenza più approfondita di Tizio o Caio.
Ma forse, scendere così in profondità a volte può rendersi utile per uno scrittore: perché alla fin fine è inevitabile mettere sulla carta delle incongruenze comportamentali o caratteriali. E non sono forse queste incongruenze gli aspetti più reali di una persona in carne ed ossa???

1 Comment

Filed under Libri & C.

One response to “Paul Auster è un drittone!

  1. È proprio vero quello che scrivi, Paul Auster rende vivi i suoi personaggi e li lascia vivere sulle pagine, dove prendono forma le loro emozioni e i loro sentimenti che si producono poi nell’ambito delle situazioni che si costruiscono pagina dopo pagina quasi come in un non-sens, dove tutto si crea punto dopo punto mutandosi in situazioni irreali e inverosimili. Però è il bello della sua scrittura dove niente può essere dato per scontato (nelle stesso libro e nei singoli romanzi). Poi c’è sempre la scrittura che spunta tra i personaggi e diventa essa stessa protagonista in un ritmo incessante che entra ed esce scambiando sempre la realtà dell’autore che scrive e la realtà dei personaggi che pur vivendo per sua stessa mano si rendono autonomi e spesso dialogano col creatore, come in un gioco infinito di specchi (un po’ come accade in certi romanzi di Milan Kundera).
    Io lo adoro Paul Auster ed ho quasi letto tutto, mi manca qualche libro delle “origini”. Secondo me nella letteratura contemporanea è uno dei pochi che ha una originale impronta riconoscibile (al pari di McEvann e pochissimi altri). Buon proseguimento di lettura🙂

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