Esagerazioni sulla scrittura creativa

Continua la mia lettura di “Scrivere” di Anne Lamott.
Cosa mi lascia perplessa?
Che tratti la scrittura come uno dei migliori mestieri del mondo, da un lato, e che consideri gli scrittori come dei paranoici, dall’altro.
Mi chiedo se gli aspiranti scrittori americani, i giovani che partecipano ai corsi universitari di scrittura creativa, siano tutti come gli studenti della Lamott, che la chiamano a casa in singhiozzi perché non sanno cosa scrivere sul foglio bianco, o perché i loro personaggi arrancano nella storia senza raggiungere il climax che si erano posti come obiettivo. Ma ve lo vedete Calvino o Veronesi a singhiozzare davanti a un foglio immacolato???
Mi chiedo se davvero questi studenti si arrotolano nelle spire di una domanda del genere: “Come si fa a capire quando si ha finito?” (ma sei scemo??) o se si affidano alla meditazione per entrare in contatto col proprio inconscio, che spiegherà loro come superare l’intoppo della trama.
Non capisco come si possano riempire intere classi in tutti gli USA di gente che dice che vuol scrivere ma non sa cosa; e allora deve venir fuori l’insegnante di turno a spiegar loro che possono iniziare raccontando dei loro pranzi scolastici, perché qualcosa alla fine salterà fuori. Oppure dice loro che devono lasciar parlare i “broccoli”, riferendosi alla parte irrazionale della mente. Non dico che sia falso: trovo stupido crearci dei corsi didattici sopra (che tra l’altro non prevedono sistemi di valutazione).
Sono solo a p. 121 su 239, ma fino ad ora la trattazione è quasi tutta incentrata sull’autoconvincimento: devo autoconvincermi che posso scrivere.
Ma questo passaggio dovrebbe averlo già attraversato chiunque compri un libro del genere o partecipi ai corsi di scrittura! Insomma, la Lamott mischia suggerimenti utili (ma non nuovi) a pagine che possono andar bene a nevrotici americani. O peggio. Sentite questa:
“I romanzi dovrebbero infondere speranza, per lo meno quelli americani. Per i romanzi francesi non è così importante. Noi le guerre le vinciamo quasi tutte, loro le perdono.”
Come si fa a scrivere una cavolata del genere?
I romanzi devono infondere speranza. Mettiamo un punto dopo questa frase, basta così!
Non ce l’ho con la c.d. scrittura creativa (anche se per me, se si parla di scrittura si intende quella letteraria, dunque creativa per definizione), ma comincio a stufarmi della coorte di fannulloni che pensa di trovare nella scrittura il lavoro che li renderà ricchi e famosi: perché non andate al Grande Fratello? No, loro vanno a scuola, come si va a scuola per imparare a comporre un quadro elettrico. Se ti metti davanti a un foglio bianco e inizi a piagnucolare perché non sai cosa scrivere, allora perché vuoi scrivere?
se hai una storia da raccontare, basta un blog, o un giornalino da far girare tra gli amici. Non serve comprarsi la stilografica e l’agendina come quella che aveva Hemingway (mi si aprisse un crepaccio tra i piedi se mi ricordo UNA volta il nome di quella marca… niente, certe parole sono troppo chic per il mio cervello). Non hai niente da dire? Nessuno ti costringe a scrivere un libro!
No.
Inaccettabile.
Il consiglio dei prof di scrittura creativa è di mettersi alla scrivania e lottare contro la pagina bianca come se fosse un judoka.
Secondo il mio modesto parere, prima si deve avere qualcosa da scrivere, e poi si scrive. Invece in questi libri lo scopo che sta sotto è “diventare scrittore”. L’assunto è “sono scrittore, dunque scrivo,” e non “scrivo, dunque sono scrittore”.
Ecco che la Lamott si salva con questa frase: “Se non credete in ciò che dite, non ha senso che lo scriviate. Tanto vale lasciar perdere e andare al bowling”. Solo che questa frase andava messa come sottotitolo, non dovevo arrivare a pagina 121 per leggerla!

A questo punto posso scrivere ciò che voglio.
Internet ha il vantaggio/svantaggio che i lettori dei post non sono abituati ai testi lunghi, così, dopo tutte queste righe, posso star sicura che nessuno leggera perchè io compro i libri di scrittura creativa.
Per nascondersi non c’è niente di meglio di un’agorà virtuale, la piazza dove tutti si esprimono e nessuno li ascolta. E’ la piazza in cui i bombaroli e i futuri omicidi/suicidi preannunciano i loro exploit e poi, dall’inferno/paradiso o dalla prigione, dicono: ma io l’avevo scritto in internet, ve l’avevo detto che l’avrei fatto!
No, per ora non darò fuoco alle poste nè all’ASL, sebbene il pensiero mi sfiori spesso.
La cosa che preferisco siano in pochi a sapere, è che leggo questi libri di scrittura creativa perchè di cose da scrivere ne ho fin troppe, ma le esprimo male. Dunque (quasi) tutti i consigli sono bene accetti.
E pazienza se sono intrecciati con le stronzate.

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