Eredi della sconfitta (Kiran Desai)

Appena finito di leggere… che profusione di odori e vapore! In attesa di iniziare il Leviatano di Auster, ricopio un paio di righe della Desai, che con questo romanzo ha vinto il Booker Prize (scusate la cacofonia rimesca!)

“Sai scappò fuori. Si fermò nel ricco humus delle tenebre col suo pigiama bianco e sentì il fardello vuoto della giornata, la pochezza del proprio cuore, il disgusto per il cuoco e le sue suppliche, l’odore per il giudice; sentì la sua patetica ed egoistica tristezza, il suo patetico ed egoistico amore…

Il baccano, però, la inseguiva, la inseguivano i tonfi e le grida dei due uomini, del giudice che picchiava il cuoco. Possibile che fosse davvero per Mutt…?

E Mutt? Dov’era, Mutt?

Era stata venduta a una famiglia che non poteva amarla in un villaggio oltre Kurseong, una famiglia qualunque che pagava cara la modernità e si ritrovava con la brutta copia. Non gli importava nulla di Mutt. Era solo un concetto, quello che rappresentava avere un cane di razza. Mutt li deluse come li deludeva la vita moderna, così la legarono a un albero, la presero a calci…”

Ora, riportato così non dice nulla, ma bisogna leggere il resto della storia del giudice, che poi è il nonno di Sai: è un indiano che a suon si sudore e umiliazioni è riuscito a diventare giudice itinerante dell’amministrazione britannica, è cioè riuscito a farsi una posizione di rilievo, è diventato ricco… eppure il libro inizia descrivendo una casa che cade a pezzi, che marcisce sotto l’incedere dei monsoni e della foresta. Uno si chiede: come è arrivato a questo punto? Penso che il giudice Patel sia solo un’immagine di quello che fa l’India: corre dietro agli stranieri, li copia, in qualche modo li raggiunge, ma poi se ne pente, perchè ha tradito i veri valori.

Bel libro. E bella scrittura. Questa Desai (che qualcuno mi dirà se è parente di Anita Desai) mi piace. Al contrario di Rushdie… no, I am sorry, Rushdie non mi piace, e secondo me è diventato famoso all’estero solo per la condanna islamica che gli pende sul collo. Ma mi riservo di cambiare opinione con le prossime letture.

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