Emozioni negative suscitate dai libri


“La cucina color zafferano” di Yasmin Crowther (Guanda, 2006) è un libro molto delicato, nessuna scena di violenza gratuita descritte nei minimi dettagli, niente sesso estremo, né nudità superflue o altre furberie per aumentare le vendite. La storia è descritta con nostalgia e sentimento, eppure, siccome si snocciola tra Londra e l’Iran, gli accenni al paese mediorientale non possono non descrivere realtà che mi fanno stringere i pugni.
Non è un libro di denuncia, come la serie dei “Murata viva”, dei “Bruciata viva” & C. ma, checché me ne dicano i strenue difensori dell’islamismo, certe storture in quella religione ci sono. Sentite qui:

“Sara gli tese la mano, ma lui si ritrasse, voltandosi dall’altra parte, e andò invece a parlare con il tassista. ‘Ha appena pregato’ cercò di spiegarle Maryam. ‘Pensa che toccarti lo renda impuro.’ Sara girò gli occhi da sua madre a Noruz. Si sentiva come se Hassan l’avesse schiaffeggiata, o vista nuda.”

“Guardando oltre la mia testa ha chiesto di mio padre. So che guardava oltre la mia testa, perché ho imparato a sbirciare con la coda dell’occhio anche quando tengo lo sguardo incollato al pavimento”.

“Il tassista tossì, indicandole il fazzoletto, che le era scivolato sulla nuca”.

Ma forse le storture ci sono in tutte le religioni, perchè quando la religione si installa sulla spiritualità, nascono le istituzioni, e le istituzioni vogliono vivere. Anche se solo di vita propria.

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Filed under Libri & C.

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