Aborto a Londra

Strano non sapere che sei vivo e addirittura che stai per morire. E’ così che dev’essere accaduto al mio bambino mai nato. Avevo preso un calcio nel ventre dal mio cuginetto mentre lo strappavo dalla ringhiera del ponte da cui stava per saltare nelle fredde acque verdi in corsa verso il mare. Mi suonò nelle orecchi el’urlo di mia madre che si precipitava verso di noi e il mondo si congelò: il ribollire del Tamigi con l’alta marea, il rombo del traffico all’uscita da scuola, il fremito del ponte. Fu in quel momento che il mio bambino cominciò a morire.
Poi il mondo si sciolse. Il traffico riprese a scorrere come se nulla fosse accaduto e mio cugino Said e io restammo avvinghiati sul marciapiede. Quando infine mia madre ci raggiunse, lo alzò in piedi a prese a scuoterlo e a urlargli contro in farsi, tanto che per un istante temetti che Said tentasse di nuovo di buttarsi nelle acque voraci. Ma il fiume una vita quel giorno se l’era già presa. Said si guardava i piedi. Mia madre gesticolava a palmi aperti verso di lui e verso il cielo, chiedendo che cosa mai avessero fatto, lei e la povera madre del ragazzo, perché lui dovesse disprezzare tanto la vita. Solo quando tacque per riprendere fiato si voltò e vide la macchia rossa che mi si allargava sulla gonna celeste.
“Oh, Sara.” Cadde in ginocchio sul marciapiede bagnato. “Said, cerca il telefono.” Gli gettò il mio zainetto e sul ponte si rovesciò il resto della mia vita: i registri dei voti, i temi della sesta su Otello e Desdemona, una mela, una boccetta di pastiglie di acido folico, un burro di cacao amaranto, l’agenda, un minuscolo album portafotografie e, in fondo a tutto, il telefono. uno dei due chiamò il 999 e sentii Said avvolgermi nella sua giacca a vento, le magre braccia brune accapponate per il freddo, livide di botte. Tra una convulsione e l’altra del mio corpo, posai la testa sul ginocchio di mia madre e piansi per quella vita perduta prima che la conoscessi, per mio marito Julian, che era altrove, ignaro di tutto, e per me stessa.

(La cucina color zafferano, Yasmin Crowther)

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