Se ti abbraccio non aver paura, Fulvio Ervas

A dispetto del cinismo e della razionalità che sfoggio per smontare tentativi di perdite di tempo, da anni sono vittima, o forse portatrice sana, di una superstizione: nulla succede per caso. Sul mio vecchio blog avevo inventato anche un gioco: fatemi una domanda e io aprirò una pagina di un libro a caso per vedere cosa risponde il fato.
Oggetto della superstizione di oggi è ‘Se ti abbraccio non aver paura’ di Fulvio Ervas. La coincidenza (o sincronia?) è che ho iniziato a leggere il libro il 6 luglio, cioè proprio lo stesso giorno e lo stesso mese in cui è iniziato il viaggio dei protagonisti, un padre col figlio autistico.
Da premettere che ho comprato il libro il 5 luglio a una festa paesana a Piavon di Oderzo (TV) dove eravamo andati a mangiare polnta e costicine e dove ho trovato una piccola ma significativa mostra del libro. Ma torniamo ad Ervas.
Da quando ci hanno comunicato con professionale cipiglio il nome della malattia di Leo, evito i libri sulle malattie dei bambini, anche i romanzi. Ne ho uno a casa, ‘La vita che volevo’, che aspetta sulla libreria da due anni e ogni volta che gli passo davanti gli dico: “Col cazzo che ti leggo!”
Eppure il libro di Ervas l’ho comprato e lo sto leggendo di gusto: why? Forse perché la voce narrante è un maschio, un padre? Forse. Perché riduce il rischio di immedesimazione. Ma forse anche perché l’autismo è una malattia che colpisce la mente, più del corpo (a patto che il dualismo esista), e anche questa differenza col nostro caso abbassa le probabilità di immedesimazione.
In realtà alcune similitudini si pongono mio malgrado: “Non bisogna mai pretendere troppa precisione dai medici? fa dire Ervas al padre. Vero! Possono sciorinarti termini tecnici per una carie, ma non chiedetegli, come fa Antonello, qual è la meta giusta per una vacanza col figlio autistico.
Altro punto di contatto: le differenze nelle reazioni alla malattia tra genitore e figlio. Mentre il padre si pone il problema di come reagirà Andrea, se avrà paura, di cosa faranno se succederà un incidente, un malore e tante belle cosette del genere, il figlio dice (anzi, scrive): “basta domande false”.
Non è un semplice ‘papà non rompere le balle’.
Se al padre sostituiamo il neofita e se al figlio sostituiamo il saggio con la barba bianca, il dialogo può restare lo stesso.
Forse il messaggio della sincronia è: Affronta tutto con fantasia. (non lo diceva pure Einstein, Imagination is more important than knowledge?). Come i genitori di Andrea, che gli hanno scritto “se ti abbraccio non aver paura” su un Everest di magliette colorate, per avvertire le persone che stanno per venir avvolti da un paio di braccia. Questo è un uso funzionale della fantasia, non come io e mio marito che ci limitiamo a blandire Leo con le caramelle alla frutta perché si sottoponga ai trattamenti! (Caramelle, tra l’altro, buonissime).
Come tante sincronie, mi ci vorrà del tempo per capirne il significato. Intanto vado avanti a leggere.

3 Comments

Filed under Libri & C.

3 responses to “Se ti abbraccio non aver paura, Fulvio Ervas

  1. io non ce l’ho fatta, aspetto che si sgonfi la bolla mediatica. mi pare di cavalcare un’onda di parole, di sensazioni facili se leggo questo libro ora. non lo so. fa piacere leggerne, ci sarebbero mille cose da dire, da chiedere, da rispondere. (le caramelle sono sempre buonissime quando dentro c’è un affetto, di qualsiasi affetto si tratti, che sia amore o rabbia va bene, purchè nelle caramelle ci sia dentro il gusto dell’altro. e se l’altro fa paura, pazienza, non è un motivo sufficiente per sottrarsi).

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  2. Giulia Modolo

    cara Serena, ti offro un altro fatto sconcertante in termini di conincidenze: ho letto questo tuo post il giorno stesso in cui e’ stato scritto e per la prima volta ho sentito parlare del libro in questione (vivendo all’estero, sei diventata un po’ la mia newsletter e fonte fidata in campo letteratura italiana). il giorno dopo mia sorella e’ andata a una grigliata dove ha trovato i genitori del ragazzo. quando me l’ha raccontato non ci credevo. ti ho pensata.

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