Faulkner vs Hemingway

imageHo sempre sentito parlare della diatriba tra i due, ma non ho mai approfondito. Leggendo l’introduzione della Pivano a “Luce d’agosto”, qualche ragione mi pare di averla capita.
Sentite cosa ha detto Faulkner di Hemingway nel corso di una conferenza ad Oxford: “Non ha coraggio, non si è mai arrampicato su un ramo sporgente. non ha mai usato una parola che inducesse il lettore a controllare sul vocabolario per vedere se è usata correttamente”. Bè, anch’io al posto di Hemingway mi sarei offesa.
Tra i due le differenze non sono solo di vedute: i due diversi stili sembrano essere le bombe che si tiravano a vicenda per darsi fastidio. Di Faulkner la Pivano scrive: “almeno a partire da ‘Sartoris’ Faulkner si è completamente riconosciuto nella tradizione degli scrittori del Sud, tipica per una sua sovrabbondanza, una sua fluvialità espressiva oltre che per una sua morbosità, un suo gusto per storie di idiozia e depravazione o di corruzione e rovina, una sua identificazione con la decadenza e il disastro. Forse fu questa una delle ragioni che rese così difficile la sua ‘affermazione’ nella scena letteraria d’America. Negli anni Trenta, quando la letteratura era sotto l’influenza della tersa, stellante, inesorabile prosa hemingwayana oppure si avviava nel clima socialisteggiante di Franklyn Roosevelt verso una narrativa realistica a sfondo sociologico, la prosa oscura di Faulkner non poteva non riuscire sgradevole alla critica ufficiale, quando addirittura non riusciva incomprensibile per un suo virtuosismo che poteva anche sembrare verbosità. (…) Quali che fossero le ragioni delle sua ambiguità stilistiche questo suo fraseggiare poetico greve di retorica e di oscurità impone la partecipazione del lettore e si rivolge alla sua comprensione emotiva più che alla sua comprensione intellettuale”.
Verbosità.
Penso sia una delle accuse che più si rivolgono agli scrittori esordienti nei corsi di scrittura creativa e nei manuali. Tagliate, tagliate, dicono e scrivono. Lo avrebbero detto anche a Faulkner, se lo avessero conosciuto prima della fama e se non avesse preso il Nobel. Esistono le mode letterarie e Faulkner ha avuto il coraggio di andare contro una di esse. Basterebbe questo per farmelo piacere. Se a poi si aggiungono le sue liste di aggettivi e di similitudini, bè, mi dispiace per tutti i professori di scrittura creativa del mondo, ma io, tra Hemingway e Faulkner, preferisco di gran lunga il secondo.

4 Comments

Filed under Libri & C.

4 responses to “Faulkner vs Hemingway

  1. e mettiamoci poure Marquez…ok? che a liste di aggettivi e di similitudini mi pare messo benino, no?
    Viva chi scrive! Tagliare, tagliare, tagliare un corno!)

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  2. Be’ Marquez si è ispirato tantissimo a Faulkner: i suoi colonnelli non sono molto diversi da quelli dello scrittore di New Albany.

    Ps. io in ogni caso preferisco Hemingway a entrambi

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