Come descrivere un fanatico in modo non banale

image“C’era in quel tempo a Jefferson un giovanotto che si chiamava Percy Grimm.

Aveva venticinque anni circa ed era capitano della Guardia Nazionale. Nato a Jefferson vi aveva sempre abitato, salvo quei giorni che, d’estate, andava al campeggio. Era troppo giovane per aver potuto prender parte alla guerra europea, ma fu solo nel 1921 o nel 1922 che si accorse come non avrebbe mai perdonato il ritardo della sua nascita ai genitori.

Il padre, ch’era un chincagliere, non capì niente di questo. Pensò che il ragazzo fosse un fannullone in via di diventare qualche spregevole uomo, mentre Percy era in preda alla terribile tragedia di sentirsi nato non solo troppo tardi ma non abbastanza tardi per sottrarsi alla consapevolezza diretta del tempo perduto quando avrebbe dovuto essere un uomo invece di un bambino. E come ora anche quelli, gli eroi, i quali avevano sofferto e servito, cominciavano tutti a guardarsi l’un l’altro un po’ di sbieco, Percy Grimm non aveva nessuno cui confidarsi, nessuno cui aprire il suo cuore.

Così il suo primo scontro un po’ serio l’ebbe proprio con un veterano, che aveva detto come, se un giorno fosse stato necessario ricominciare, egli si sarebbe battuto per la Germania contro la Francia.

Subito Grimm gli saltò addosso.

‘Anche contro l’America?’ disse.

‘Se l’America sarà così idiota da sostenere di nuovo la Francia’ disse il soldato.

Grimm gli allungò un pugno. Era più piccolo del soldato e non aveva ancora vent’anni. Non poteva ingannarsi sul risultato e senza dubbio non si faceva illusioni. Ma incassò la punizione sino al momento in cui il soldato stesso chiese agli astanti di tenere il ragazzo. E portò la cicatrice di quella battaglia con lo stesso orgoglio di come piò tardi portò l’uniforme con la quale si era ciecamente battuto.

Aveva vissuto come in un pantano, fra le tenebre, come se, non soltanto non vedesse uscita davanti a sé, ma sapesse anche che uscita non c’era. Poi ecco che la sua vita sbocciò, decisa e chiara. Gli anni perduti, durante i quali aveva dato prova di non essere buono in nessun genere di studi, e aveva acquistato fama di fannullone, di recalcitrante e senza ambizione, erano adesso dietro a lui, dimenticati. Egli poteva vedere la vita aprirglisi ora davanti, semplice e sicura, come un corridoio nudo, e sentirsi completamente libero da ogni obbligo di pensare, di scegliere, il fardello che si era impegnato a portare parendogli marziale, brillante e imponderabile né più né meno come il rame del distintivo: sublime e implicita fede nel coraggio fisico e nell’obbedienza cieca, sostenuta dalla convinzione che la razza bianca sia superiore a tutte le altre razze della terra, e cfhe la razza americana sia superiore a tutte le altre razze bianche, e che l’uniforme americana sia superiore a tutti gli uomini, per la quale convinzione e il quale privilegio sapeva di non dover dare mai altro compenso che la propria vita.”

(W. Faulkner, “Luce l’agosto”)

2 Comments

Filed under Libri & C.

2 responses to “Come descrivere un fanatico in modo non banale

  1. brava “librini”…bella fatica (gran dimostrazione d’amore!) aver copiato il testo…
    e grazie!
    e viva chi scrive, torno a dire!
    sempre viva!🙂

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