Indovinate titolo e autore. E poi vi lascio in pace

image“Ma questo era solo un aspetto del comportamento pubblico di Musil. Quella sicurezza andava infatti di pari passo con una sensibilità di cui non ho mai conosciuto l’uguale. Per uscire da se stesso doveva trovarsi in un gruppo di persone in cui la sua statura fosse riconosciuta. Musil non ‘funzionava’ dappertutto, aveva bisogno di determinati elementi rituali. C’erano persone dalle quali poteva proteggersi solo tacendo. Colpiva subito il fatto che aveva in sé qualcosa di una tartaruga, e molti conoscevano di lui soltanto il guscio. Se un certo ambiente non gli andava a genio, non diceva una parola. Poteva entrare in un locale e uscirne più tardi senza essersi fatto riconoscere con una sola frase. Non credo che questo gli riuscisse agevole, e sebbene il viso non lasciasse trasparire la minima reazione, per tutta la durata di quel silenzio si sentiva offeso. Aveva ragione di non riconoscere la superiorità di nessuno: tra quelli che passavano per scrittori, a Vienna non c’era nessuno che gli stesse alla pari, e forse neppure in tutta l’area di lingua tedesca.
Conosceva il proprio valore, e almeno su questo punto decisivo non fu mai sfiorato da dubbi, né allora né poi. I pochi che ne erano convinti, per lui non ne erano abbastanza convinti: costoro infatti, per sostenere più efficacemente la causa di Musil, usavano affiancare al suo il nome di questo o quello scrittore. Durante gli ultimi quattro o cinque anni dell’indipendenza austriaca, quando Musil era ritornato da Berlino a Vienna, si sentiva parlare di una triade di nomi che venivano portati sugli scudi dall’avanguardia: Musil, Joyce e Broch, oppure Joyce, Musil e Broch; e se oggi, dopo cinquant’anni, si riflette un poco su quello che così veniva messo insieme, appare molto comprensibile che a Musil non piacesse quella singolare trinità. All’Ulisse, pubblicato allora in tedesco, egli opponeva un rifiuto categorico. Gli ripugnava profondamente l’atomizzazione del linguaggio, e se mai si pronunciava in proposito, cosa che faceva con riluttanza, la definiva ‘antiquata’, poiché secondo lui si rifaceva a una psicologia associazionistica ormai superata. Negli anni di Berlino aveva frequentato i fondatori della psicologia della forma, una scuola che apprezzava molto e alla quale probabilmente si riallacciava con la sua opera principale. Il nome di Joyce lo infastidiva, quello che Joyce aveva intrapreso non aveva niente a che fare con lui. Quando io gli parlai del mio ‘incontro’ con Joyce, avvenuto a Zurigo all’inizio del 1935, diede segni di insofferenza. ‘E lei ne ha una buona opinione?’ domandò; e potei dirmi fortunato se sviò il discorso da Joyce e non mi piantò in asso.”

3 Comments

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3 responses to “Indovinate titolo e autore. E poi vi lascio in pace

  1. il gioco degli occhi, E. Canetti

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  2. Complimentiiii! Hai vinto una lattina piena di gloria imperitura!!

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  3. Grazie! I tre libri della sua autobiografia sono mo-nu-men-ta-li. Il mio preferito è “Il frutto del fuoco”, ognuno dei tre credo di averlo letto al momento giusto. Tutto iniziò quando la mia maestra elementare consigliò a mia madre di leggermi “La lingua salvata”: a mamma piacque tantissimo, a me non interessava. Per decenni è rimasto ‘il libro che avrei potuto leggere ma che non avevo nemmeno aperto’. Poi all’università trovai davanti a una libreria un manifesto pubblicitario dell’Einaudi, uno di quelli su sfondo bianco con testi di scrittori famosi sul tema della lettura. C’era scritto che ognuno di noi ha dei libri che ci appartengono e ci accompagnano per anni e anni anche se noi nemmeno li leggiamo, e ci guardano dalla copertina chiusa, finché un giorno all’improvviso iniziamo a sfogliarli e… Quel testo era firmato proprio da Elias Canetti.
    Il secondo libro l’ho letto quando ho iniziato a lavorare (e quell’estate sono stato a Berlino), il terzo me l’ha regalato mia moglie poche settimane prima di sposarci.

    Piuttosto, che cosa pensi di “Auto da fé”? L’ho sul comodino da due anni e non riesco ad andare avanti…

    A presto!

    Francesco

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