Come si cambia… crescendo.

“Non appena comincia a lavorare, un giovane – abituato, a scuola, ad essere coraggioso e ad ammirare le idee nuove – si imbatte in tutte le barriere mentali della burocrazia (…) di cui la scuola si era dimenticata di parlargli; scopre subito, dalla diretta esperienza, che essere coraggiosi è tutt’altro che conveniente. Allo stesso modo, il giovane, educato dalla scuola a seguire la tradizione degli eroi romantici, si risveglia d’un tratto in una realtà estremamente prosaica, in cui il romanticismo serve davvero a poco. Ed ecco che la convinzione ideologica si trasforma in apatia: determinato com’è a rispettare le regole dell’uguaglianza e della giustizia, il giovane si ritira in sé, incapace di reagire a una realtà così imprevedibile, fatta di indifferenza per le ingiustizie e di stretta osservanza delle disuguaglianze (…). Finché stavano a scuola, i giovani sembravano convinti che il mondo potesse diventare migliore, grazie anche al loro futuro lavoro; erano fortemente determinati, cioé, a intervenire direttamente sulla realtà. Tuttavia, i giovani che avevano lasciato la scuola manifestavano valori del tutto differenti, a cui corrispondeva una personalità altrettanto diversa: erano molto più minimalistici, egocentrici, ostili, sembravano ansiosi di ritagliarsi, in un mondo insicuro (…) un loro piccolo mondo privato (…).
Tutti i giovani speravano in un aumento del benessere che permettesse loro di avere un appartamento decente, ben arredato; una motocicletta, o magari un’utilitaria; le vacanze una volta all’anno, al mare o in montagna; e, ancora, un lavoro interessante che creasse le condizioni economiche per una vita familiare adeguata: una moglie gradevole e non litigiosa, un paio di figlioli ben educati, remissivi e ben dotati, dei vicini simpatici e discreti, e una piccola cerchia di amici cordiali, su cui contare nei momenti di bisogno”. (“Il pensiero di Zygmunt Bauman”, Keith Tester; liberamente virgolettato).

Il passo si riferisce alla Varsavia degli anni ’60-’70, in concomitanza della depoliticizzazione dei giovani seguita alle vicende comuniste del paese, ma io qua ci leggo una deriva mooooolto più generale.
Pensate a come eravate ai tempi della scuola. Il cambiamento può essere letto con due lenti: quella della maturazione e quella della regressione.

2 Comments

Filed under Libri & C.

2 responses to “Come si cambia… crescendo.

  1. martinamunzittu

    Mi fa sorridere sopratutto la frase “una moglie gradevole e non litigiosa”.

    Al di la’ del sorriso, non mi sembra che i sogni dei giovani degli anni ’60-’70 fossero poi cosi’ diversi dai sogni dei giovani di oggi, o forse dai nostri sogni quando eravamo studenti noi.

    La realta’ purtroppo e’ ben diversa spesso dai nostri sogni, e quando si cresce il mondo non e’ come lo avevamo immaginato.

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  2. Infatti trovo anch’io che molti sogni dei giovani si ripetano nei decenni. Eppure c’è sempre una incomprensione di fondo tra generazioni, perchè i “vecchi” si dimenticano di com’erano, e i giovani si chiudono, pensando di non essere compresi.

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