Il mestiere dello scrittore (John Gardner)

Non sono neanche a metà lettura, ma questo Gardner ha subito messo in luce una grande verità: per diventare un bravo scrittore, bisogna avere il carattere giusto.
Perché non è solo una questione di stile: questo si può, entro certi limiti, migliorare. Uno degli esercizi che Gardner propone è quello di ricopiare a macchina gli scritti dei grandi (da Proust a Mann a Faulkner…) e sicuramente quello di leggerli.
Ma oltre allo stile, o alla sensibilità linguistica, come la chiama lui (che se è eccessiva rischia di essere controproducente), ci vuole una particolare sensibilità per il reale. L’imitazione dei grandi va bene fino ad un certo punto: poi bisogna iniziare a vedere il mondo e le persone con gli occhi propri, e questo, se non si è portati, si può raggiungere in modo limitato. Se non si ha una visione propria, si scrive e di descrive come Ludlum, come Brown (sono nomi che faccio io, non Gardner) o altri bestsellers, ma sarà sempre una voce di seconda mano.
E questa visione propria, questa attenzione per le persone, per i dettagli e per i luoghi, ce l’hai solo se le persone, i dettagli e i luoghi ti interessano davvero. Quando ho letto queste righe il primo a venirmi in mente è stato Canetti con la sua biografia: avete presente come descriveva le persone che incontrava a Berlino e a Vienna? Sembrava che gli piacessero tutti (o quasi). Un misantropo difficilmente scriverà come Tolstoj o come Faulkner.

6 Comments

Filed under Libri & C.

6 responses to “Il mestiere dello scrittore (John Gardner)

  1. eppure…molti scrittori sono stati così tormentati nelle relazioni con gli altri, quasi che per loro fosse possibile guardare il mondo dalla loro lente e poi descriverlo -in modo eccelso, certo- però senza avvicinarvisi troppo. Sai che secondo me sì, si può scrivere di persone in modo efficacissimo e continuare ad essere misantropi….ma qui si aprirebbero parentesi lunghe e complicate mi sa.

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    • Anche secondo Gardner si può ma l’esempio principale che porta è… Proust, che è sì grande, ma ha una visione molto introspettiva (soprattutto negli ultimi anni quando non incontrava quasi più nessuno per portare a termine il suo libro). Certo, quello che dice Gardner è opinabile: se mi ricordo bene dalla biografia di Proust, mi pare che fosse una persona deliziosa, delicata e pure ricercata nel bel mondo. Mah.

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  2. Bè, io sono una piccola lettrice di Proust… e ogni tanto lo sospendo…

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  3. martinamunzittu

    Sono d’accordo con questa tua frase “E questa visione propria, questa attenzione per le persone, per i dettagli e per i luoghi, ce l’hai solo se le persone, i dettagli e i luoghi ti interessano davvero.”

    Se scrivi dal ‘cuore’ e conti di toccare in qualche modo il tuo lettore, devi avere non solo interesse per le persone, dettagli e luoghi, ma una vera passione. In particolare per l’essere umano nella sua complessita’, e contraddizioni. Quando creo i personaggi dei miei romanzi, mi ispiro a qualcuno che gia’ conosco, ma gli regalo altri tratti del suo carattere e gliene tolgo alcuni. Alla fine vien fuori una persona completamente diversa, ma in qualche modo autentica (almeno spero!).

    Osservare attentamente gli altri, studiare le loro reazioni, senza mai giudicare, ma cercando di metterci nei loro panni, secondo me e’ la ricetta migliore per poter creare degli ottimi personaggi.

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  4. Certo che proporre di ricopiare Proust, mi sembra un po’ audace, alla fine non rimarrebbe più il tempo per scrivere… Battute a parte non ho mai letto Gardner, ma Proust sì, all’inizio ho arrancato un po’, ma da Sodoma e Gomorra mi ha come incantata e l’ho letto d’un fiato (per quanto possibile data la mole)… Trovo che sia unico, a volte anche ridondante e noioso, ma commovente, grandioso, addirittura “inarrivabile”, soltanto lui è riuscito a trasportare su carta tutto il paesaggio interiore che può arricchire un essere umano…
    un abbraccio

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