Calle del paradiso (Paola Tonussi)

Oggi sono stata alla presentazione, dunque qualche parola è d’obbligo.
Il relatore era il prof Alberto Pavan, che insegna al liceo Canova di Treviso: è un pupillo del Walburg, un “discendente” spirituale di Gombrich, e si sente subito dalle prime parole con cui inizia. Con una citazione del Fedro di Platone è riuscito a toccare alcune parole-chiave che da sole quasi bastavano a introdurre il libro.
– Una di queste è “coro”, perché la bellezza, intesa in senso classico, e dunque mai slegata dal bene e dalla ricerca esistenziale, non si può mai perseguire da soli.
– Un’altra parola è “contemplazione”, che ben si lega all’aspetto emotivo della conoscenza. C’è molto sentimento in questo libro, è vero.
– “Iniziazione”: l’attività conoscitiva prende il volo da una base comune, l’arte, la letteratura soprattutto, ma anche la musica e la pittura. E tutti i personaggi del libro sono legati da citazioni (e allusioni) comuni.

Non trovate capitoli in questo libro, ci sono solo “movimenti”, un termine rubato alle partiture musicali; così non ci si aspetta una storia con un inizio, uno sviluppo e una fine, ma un fluire libero di parole e immagini.
Molte le citazioni tratte da autori cari alla Tonussi (Fitzgerald, Brodskij, Bassani…), ma il prof. Pavan sottolinea come siano incastonate nel testo, dunque ogni tipo di nota a margine sarebbe superflua perché tutto è naturale e le citazioni sono interiorizzate dall’autrice. E’ la stessa impressione che ho avuto anch’io: non è erudizione, è amore per questi autori e quando si è innamorati si vuol parlarne, non si può tener tutto dentro.
Il problema di questi libri, di timbro elevato e dallo stile classicheggiante, è che l’uditorio non è mai troppo vasto. Chi non è innamorato non vuol sentire parlare d’amore, e gli innamorati dei libri, quelli che non leggono solo i titoli delle classifiche o dei big, non sono tanti.
Ma sto divagando; ero partita con l’intenzione di parlare della presentazione e sono finita con i miei pensieri… sorry! Riprendo il filo.
Dicevamo… la letteratura come farmaco per “i mali del tempo a venire” non si fa con le note a pie’ di pagina: quelle servono per gli eruditi, per gli studiosi (e per certi insegnanti). E qui, mi dispiace, ma mi allontano ancora dalle parole del relatore e vado per conto mio. Perché quello che mi è piaciuto di più in questo libro (oltre al filo letterario che ci sta sotto) sono state proprio le metafore. Pavan ne ha citate due: “drappello di secondi” e “ore sforbiciate ai giorni”.
Penso che le metafore siano ciò che distingue l’erudito dall’artista. La capacità di vedere legami che apparentemente non esistono, la capacità visionaria… la fantasia, ecco. Sembra una banalizzazione? Allora Einstein era banale dicendo “Imagination is more importan than knowledge”.
Ecco un passo della Tonussi in argomento:
“Solo nei silenzi e nei pensieri degli artisti – andavo rimuginando -, scrittori, poeti, musicisti, pittori o scultori, riuniamoli tutti insieme, la realtà può ricevere un ordine, spesso nuovo, e nell'”opera” il destino completare ogni sua potenzialità. L’immaginazione, la fantasia sono allora più vere del reale e solo gli esseri che ne sono privi non riescono a comprenderlo. Ripeto: manie da artista”.

Fra qualche giorno dovrei riuscire a pubblicare la recensione del libro su sololibri.net
‘Notte.

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