Paura, eh?

image

“Paura… angoscia…”
Mi pare iniziasse così la parte di Guareschi del film-documentario “La rabbia”, girato in collaborazione (collaborazione per modo di dire) con Pasolini. E le immagini scivolavano su uomini vestiti da donna, ragazzi che ballavano il rock come forsennati, scienziati russi che impiantavano una seconda testa a un cane…
Ebbene, ho iniziato a leggere in questi giorni “Amore per l’odio” di Leonidas Donskis (Erickson edizioni). Mi è subito rimasta impressa una cosa dalla prefazione di Zygmunt Bauman: odiamo perché abbiamo paura e abbiamo paura perché odiamo.
Dovrò ricordarmelo la prossima volta che vedrò la collega fare lo sgabetto a qualcuno in ufficio, poveraccia.
Ordinaria amministrazione a parte, la cosa riguarda pure me, s’intenda. Riguarda tutti.
Donskis si accinge a presentarci le forme in cui l’odio prende piede nel mondo moderno. La prima parte del libro riguarda le teorie cospirative della società. E’ la credenza, diffusa a livello comunitario, che ci sia un nemico che lavora alle nostre spalle per farci le scarpe (termini miei). La tendenza a vedere il male si è particolarmente sviluppata, manco a dirlo, nel mondo occidentale: pensiamo al medioevo e ai processi agli animali. Sapevate (io non lo sapevo, l’ho scoperto leggendo questo libro) che nel Medioevo si facevano i processi alle galline (quelle che, per fatalità della natura, sembravano galli) perché deponevano le uova? Con tanto di tribunali, avvocato del diavolo (quello vero), giudici, rogo, pubblico. Sembra anche che questo abbia in qualche modo dato una smossa allo spirito scientifico perché i fenomeni incompresi venivano prima sottoposti al vaglio dei tecnici… cosa che non si è verificata nell’estremo oriente, dove manca il concetto di un Male assoluto che complotta alle nostre spalle.
Donskis porta poi l’esempio del Protocollo dei Savi Di Sion, un “tramaccio” (sempre termine mio, per carità) a livello mondiale per giustificare pogrom e campi di concentramento, sia durante il regno di Hitler che quello di Stalin. Gli ebrei in effetti sono spesso stati considerati i manipolatori nascosti di varie cospirazioni: qualcuno ha lanciato l’idea che anche la rivoluzione francese e la caduta dell’Ancien Regime fossero stati il risultato delle loro macchinazioni segrete (per il fatto che poi, con la dichiarazione dei diritti di uguaglianza, loro sono stati tra i principali beneficiari).
Ma Donskis va oltre: afferma che queste congetture sulle cospirazioni non sono il frutto di grandi pensatori politici/filosofici/letterari, bensì saltano fuori dalle teste di personaggi di secondo piano, spie, furbastri, scrittori mediocri che non sono riusciti ad imporsi in altri modi. E le loro congetture si sono diffuse perché hanno seminato in un terreno che in quel momento, pieno di paure com’era, era fertilissimo. Poi, la massa, che assorbe tutto, ha fatto il resto.
Perché la paura (e dunque l’odio) prende piede soprattutto dove c’è insicurezza: di perdere il proprio lavoro, il proprio ruolo, i propri beni… Se non c’è un nemico specifico che minaccia questi beni, allora bisogna crearlo.
Il problema è che nemici specifici non ce ne sono quasi mai: perché è la nostra fragilità che ci rende insicuri e paurosi.

C’è qualcosa di peggio rispetto agli scribacchini furbastri che distribuiscono panzane per sollevare il popolo: ed è l’INDIFFERENZA COLLETTIVA (Adiaforia, ho imparato una parola nuova… che dimenticherò domani, ma pazienza):
“se evitiamo di reagire a ciò che ci appare come una battuta di cattivo gusto o anche un semplice nonsenso e ne risulta una tragedia, allora siamo destinati a ripetere l’errore a ogni altra tragedia successiva. (…) La pazzia di milioni di persone viene dal vuoto politico e morale che risulta dall’escluderci l’un l’altro. Prendendo le distanze da un gruppo di altri esseri umani o dai nostri concittadini, creiamo una sorta di vuoto politico e morale, che prestoo tardi sarà riempito da teorie e pratiche di esclusione e di odio”.

Dunque: io vivo in Veneto. Le battute sui terroni (di cui mia madre faceva parte) si sprecano. Ci sorrido su, quando le sento. Non odio i meridionali, figuriamoci, sono mezza meridionale pure io. Però questo mio ridere o sorridere non va bene. Devo ricordarmelo, la prossima volta. Questo è solo un esempio: non mi piace la Lega, ma la sua esistenza è la prova di quando sia vero quello che dice Donskis: vuoto morale, vuoto politico, e i piccoletti, i furbastri, i mediocri, spargono veleno, raccogliendo sempre frutto.

Ma vi aggiornerò sugli sviluppi del pensiero di Donskis man mano che andrò avanti con la lettura.

1 Comment

Filed under Libri & C.

One response to “Paura, eh?

  1. Come disse Gramsci: “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”
    http://allegriadinubifragi.wordpress.com/

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s