Ma io di chi sono?

image

Ho appena finito di leggere “Etica oggi” della Marzano, e mi è venuto il bruciore di stomaco.
Colpa di Kant, che l’autrice ha citato in merito alla libertà di disporre di se stessi. Perché secondo Kant, noi abbiamo degli obblighi anche verso noi stessi. Dunque, se si può disporre di un oggetto privo di libertà, non si può disporre di un essere dotato di libero arbitrio. E io sono dotata di libero arbitrio. Dunque non posso disporre di me stessa, altrimenti mi auto-riduco il libero arbitrio… Non vi fa venire il mal di testa? Perchè non so ribattere.
Io ho sempre detto: del mio corpo faccio quello che voglio. Se mi verrà una malattia terminale, deciderò io cosa fare di me stessa. Se la legge me lo permettesse e io avessi bisogno di soldi, vorrei essere libera di vendere le ovaie al miglior offerente (tanto figli non ne voglio più, neanche se mi scuoiano…). E invece no: ho il dovere di conservare la mia dignità.
Intendiamoci: continuo a non appoggiare una visione paternalistica della medicina, in cui il dottore possa decidere cosa è meglio per me. Tuttavia… ehm… sentite qua:
“Dietro una richiesta di morte (…) vi è l’espressione di una sofferenza che non sa dirsi in altro modo. In ogni richiesta di questo tipo, c’è una parte di dubbio, di insondabile, di ambivalente, di ambiguo. A partire dalle ricerche che ha effettuato su persone alla fine della loro vita, uno psichiatra americano, Harvey M. Chochinov, afferma che l’80% delle persone che reclamano una morte anticipata hanno dolori male alleviati e il 60% sono gravemente depresse. A ciò bisogna aggiungere la perdita di autostima, la sensazione di essere un peso per chi le circonda, la vergogna di dover offrire agli altri un’immagine degradata di sè, che generano l’idea che la vita non valga la pena di esser vissuta. Il malato ha l’impressione di non essere più lui perché la sua immagine si modifica. Questa impressione può essere acuita dal fatto che le persone che lo circondano, alle prse con la loro angoscia, non sanno sempre combattere questo senso di spersonalizzazione del malato. In queste persone, il desiderio di vivere e il desiderio di morire fluttuano costantemente. (…) Gli esseri umani non comunicano abbastanza fra loro”.
Ecco, adesso io dico che mi comporterò così se mi succederà cosà. Ma considerando che cambio idea circa il menù del pranzo nel giro di cinque minuti, sono sicura che quando mi succederà cosà sarò ancora del mio pensiero ora?
Eppure, l’idea che qualcuno possa decidere al posto mio o tenermi nascoste informazioni che mi riguardano, mi è intollerabile.
Niente da fare: la libertà è una gran cosa, ma se molti, coscienti o meno, la rifuggono, i motivi ci sono. Fromm: il tuo “fuga dalla libertà” mi perseguita…

Leave a comment

Filed under Libri & C.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s