Gioie e dolori dell’immaginazione

imageHo paura che l’immaginazione sia importante.
Ho paura che la capacità di creare qualcosa che prima non esisteva sia un dono troppo pericoloso per i nostri piccoli corpi. “L’immaginazione è più importante della conoscenza”, diceva Einstein, ma è la connotazione di quell’aggettivo “importante” che può fare la differenza: importante può essere una strada che unisce due paesi, ma anche una formazione tumorale. La creazione può andare in qualunque direzione e, per definizione, sarà sempre una direzione inesplorata. Sì, può spingere l’uomo a sognare prima e raggiungere poi nuovi mondi, siano essi estremamente piccoli o estremamente grandi, ma quante di queste realtà saranno di vero aiuto a ciò che realmente dovremmo essere? Nuovi mondi erano l’America e le sonate di Bach, ma nuovi mondi erano anche il Mein Kampf e la bomba atomica.
Sto leggendo Galsworthy, “Il possidente”, il primo volume della saga dei Forsyte. Soames Forsyte si accorge che la bella moglie si è innamorata di un altro. Ma i Forsyte sono una famiglia dell’alta borghesia, ricca e attaccata alla proprietà e alle apparenze: riuscirà Soames a capire qual è la soluzione a questo nodo? Jolyon il giovane è suo cugino. Lui ad un certo punto ha trovato il coraggio di rinunciare a proprietà ed apparenze, e se ne è andato con una donna di umili condizioni. Ora riflette sulla situazione di Soames: “Dove mai un uomo come suo cugino, saturo di tutti i pregiudizi e di tutte le convenzioni della sua classe, troverebbe la chiaroveggenza o l’ispirazione necessaria per rompere quella catena? Era questione di immaginazione; bisognava proiettarsi, con il pensiero, nell’avvenire, oltre i penosi pettegolezzi, i sogghigni e le chiacchiere che suscitano simili separazioni; oltre il passeggero spavento che avrebbe provato al pensiero di non vederla più, oltre il grave biasimo degli uomini virtuosi! Ma pochissime persone, specialmente nella classe di Soames, hanno immaginazione sufficiente per questo. Vi sono molti esseri umani in questo mondo, ma con pochissima immaginazione!”
Mi piace pensare che le nostre scelte siano questione di immaginazione: non razionalità, non volontà, non caso, non condizionamenti. Eppure la paura di fondo sopravvive, e non credo che siano in pochi a percepirla. Processi alle intenzioni ne facciamo spesso senza accorgerci che un’intenzione è immaginazione: vale meno dell’aria, per il diritto e l’economia, ma è una Potenzialità. Esiste ancora il peccato perpetrato col pensiero? Non so se rientra ancora tra quelli che dobbiamo elencare nei confessionali, fatto sta che l’immaginazione da sempre è stata considerata come un animale bifronte, domestico (ma neanche tanto) per una faccia, mostruoso per l’altra; ed è per questo che il sistema, l’economia, la politica, la massa, cercano di metterla sotto controllo. Pensando al posto nostro, offrendosi oggetti prima che sorga in noi il bisogno di desiderarli (perché noi abbiamo bisogno del desiderio), spingendoci verso la ripetitività corporea e mentale.
Ecco, la ripetitività, che è una forma di uguaglianza spalmata nel tempo, è una grande nemica dell’immaginazione, e spesso coglie nel segno perché si appoggia alla pigrizia, la nostra inerzia umana. Peccato però che quando soffoca l’immaginazione lo faccia per bene, togliendo il respiro ad entrambi i volti.

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