Sulle simpatie e antipatie di uno scrittore

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Ragiono con la penna in mano mentre leggo “Il possidente” di Galsworthy.
Lo scrittore non nasconde le antipatie. Neanche le simpatie, ma le antipatie risaltano in modo particolare. Come? In molti modi.
Ad esempio, quando rende ridicolo Swithin, che si è incapricciato della giovane Irene: “(…) aveva tanta sete e si sentiva un sapore così cattivo in bocca, che avrebbe bevuto qualsiasi cosa. Moriva dalla voglia di informare Irene di questo sapore che aveva in bocca (quella comprendeva tutto così bene!) ma ciò non sarebbe stato distinto”.
Sempre Swithin è il bersaglio anche di questo passaggio alquanto ironico, che compare dopo la morte di sua sorell aAnn: “Il cocchiere lo ricondusse a casa dove egli passò tutta la serata in una poltrona senza muoversi. Impossibile mangiare; non toccò che un perniciotto, innaffiato da una doppia coppa di champagne”. E per fortuna che gli risultava impossibile mangiare!
Poche pagine prima, ancora ironia, ma stavolta ai danni di James, il c.d. possidente; ha appena svegliato la moglie per raccontarle della cattiva impressione che gli ha lasciato la famiglia del figlio: “Parlò di questo argomento per mezz’ora e infine, dichiarando sempre che non avrebbe potuto chiudere occhio, si voltò da una parte e si mise a russare.” Buona notte.
E che dire di questo passo che, sempre riferito a James, lascia sconfinare l’ironia nel disprezzo: “E a settantacinque anni, quale piacere gli restava al mondo, salvo quello di fare economia? La sua vita non aveva altra ragione”.
Forse però mi sbaglio.
In fin dei conti, come può uno scrittore scrivere più di trecento pagine su una famiglia e una classe sociale che disprezza? Sì, Galsworthy è un uomo, e perciò vittima di simpatie e antipatie, ma se lo vogliamo rendere degno dell’etichetta di scrittore, bisogna ricordare che in quanto tale, anche le antipatie e l’ironia sono da lui usate in un modo consapevole. Questo non è un pamphlet, nè una lamentela sui ricchi borghesi di fine Ottocento. Galsworthy non scrive post nei blog per vendicarsi di screzi o per dar sfogo all’invidia, ma descrive una famiglia verosimile, rendendo piacevole (per noi lettori) le sue descrizioni attraverso la padronanza dell’arte.
Sapessi io convogliare così la sua capacità di osservazione nella penna!

1 Comment

Filed under Libri & C.

One response to “Sulle simpatie e antipatie di uno scrittore

  1. Giusta precisazione. I sentimenti devono trasparire, ma con consapevolezza, altrimenti si scade nel pamphlet elettorale.
    http://allegriadinubifragi.wordpress.com/

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