Le rivolte dei giovani

Riporto qui un estratto del libro che sto leggendo, “Conversazioni sull’educazione” di Zygmunt Bauman e Riccardo Mazzeo, Erickson edizioni (trovare la mia recensione qui, e la recensione di Annozero qui).

“Qualunque altra cosa questi giovani possano dire allorché li si incita a spiegare perché siano arrabbiati (il più delle volte ripetono le spiegazioni che hanno sentito alla TV o che hanno letto sui giornali), il fatto è che con i loro saccheggi e gli incendi dei negozi essi non hanno cercato di ‘cambiare la società’ – cioè di sostituire l’ordine attuale con un altro, più umano e più appropriato per una vita decente e degna; essi non si sono ribellati contro il consumismo -, hanno invece compiuto un tentativo, malinteso e destinato a fallire, di unirsi, foss’anche per un solo fugace momento, alle schiere di consumatori dalle quali erano stati esclusi. La loro rivolta è stata un’esplosione – non pianificata, non integrata, spontanea – di frustrazione accumulata che può essere spiegata soltanto in termini di ‘a causa di’, non in termini di ‘allo scopo di’; dubito che la questione del ‘per che cosa’ abbia rivestito un qualunque ruolo in quest’orgia di distruzione.”

In parole povere, i disordini che si sono verificati a Londra l’anno scorso, perché è questo di cui si parla (ma il discorso si può amplicare ai saccheggi che si ripetono sempre più spesso nei paesi sviluppati, USA inclusi) sono il risultato della frustrazione di essere CONSUMATORI DIFETTOSI. Insomma, i rivoltosi non vogliono un mondo più giusto livellato al livello più basso, il loro (il mio, se vogliamo), ma vogliono salire tutti al livello più alto, senza capire che è impossibile, perché la torta è quella, e se la dividi tra più persone, le fette saranno più piccole.

“L’idea romantica della vita umile, dell’abnegazione, della rinuncia e dell’altruismo ha sempre fatto parte dell’ideologia dei ricchi e degli agiati; tuttavia, per quanto riguarda le vittime collaterali dei loro agi, queste muoiono dalla voglia di imitare i più fortunati (un sogno irrazionale, che può essere posto in essere solo con mezzi irrazionali), non di sostituire il proprio stile di vita con un nuovo atteggiamento di autocontrollo, temperanza e moderazione.”

Poi arrivano i c.d. opinionisti, che cercano di razionalizzare le distruzioni e i saccheggi, dicendo che si vuole più giustizia sociale e che la politica deve muoversi. Peccato non si rendano conto che il problema non è politico, ma economico. I dibattiti in TV (che mi vengono inflitti ovunque vada, nonostante la TV non ce l’abbia in casa) mi fanno ridere.

“Oggi siamo tutti consumatori, prima di tutto e soprattutto consumatori, consumatori per diritto e per dovere. Il giorno dopo la tragedia dell’11 settembre, rivolgendosi ai suoi connazionali per esortarli a superare il trauma e tornare alla normalità, il presidente Bush non trovò incoraggiamento migliore di questo: ‘Ricominciate a comprare'”.

Leave a comment

Filed under Libri & C.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s