La stanza rossa, di Maria Stanchina Rubin

Solo per dimostrare, se servisse ancora, che ci sono autori sconosciuti che scrivono bene, riporto qui alcune righe del libro. Maria Stanchina Rubin è un’insegnante in pensione, questo è il suo primo libro, pubblicato con Editoriale Programma. Ne ha pubblicato anche un altro, Vite Oltremodo, edito dal gruppo Albatros, ma a me personalmente piace più questo:

“Poi Olga rimarrà sola, con una piccola corte di persone del paes, le più benestanti, degne appunto di una signora par suo. Avrà altri uomini: amori fugaci, amichevoli, per lenire la solitudine e colmare la noia e la disperazione. E’ passionale la baronessa ma con gli anni e i patimenti le si sono seccati anche il cuore e le voglie.
Alla nobildonna lei racconta i suoi amori, i suoiviaggi, il lavoro a scuola, le beghe familiari, le ansia. La baronessa ascolta paziente le sue lamentele, gli sbalzi d’umore, le improvvise gioie; sembra rivederli e riscoprire in lei i fermenti tipici dell’età giovanile. La baronessa la sente simile nel carattere: impulsiva, mutevole nell’umore, a volte cattiva, a volte generosa e spesso troppo fiduciosa, fraintesa, comunque colpevole di non saper comprendere e discernere fino in fondo l’iniquità umana.”

L’autrice, quando ha presentato il suo secondo libro, ha detto una cosa che mi ha colpito: che La Stanza Rossa sta morendo, perchè può contare solo sul passaparola, non sull’attività promozionale dell’editore.
Dunque io qui cerco di passare la parola.

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