Giapponesi

Sono sempre stata una patita del Giappone: dalla lingua, alle arti marziali, al Cha-no-ryu, alla letteratura, alle geishe, all’ikebana, alla pittura, alla calligrafia… ma del Giappone che piace a me, non ritrovo nulla nei giapponesi che conosco. Ne ho incontrati diversi per motivi di lavoro, ma ogni volta che ho cercato di approfondire con loro alcuni aspetti del loro paese, mi sono ritrovata a parlare in generale di questo e di quello senza che nessuno di loro potesse creare dei ganci nella conversazione per poter approfondire quello che so. Non li trovo proprio interessati al loro paese.

Preferiscono parlare di Gucci e di architetti europei, piuttosto che dei loro monumenti nazionali viventi. Se chiedo loro di nominarmi degli scrittori famosi, sento sempre i soliti, la Yoshimoto e Murakami: e tutti gli altri?

Il Genji lo hanno studiato a scuola, ma quando ne parlano si limitano ad accennarne con la testa, un po’ come facciamo noi col nostro Dante quando loro ci parlano della Divina Commedia.

Le arti marziali le hanno provate più o meno tutti, maschi e femmine, ma solo come esperienza dovuta, niente che abbia cambiato o permeato la vita, almeno non nel senso in cui lo intendono i maestri di aikido che frequentavo ai miei bei tempi andati.

Se chiedo che tè bevono, mi rispondono con un’insufficiente aggettivazione: “verde”. Come se ne esistesse uno solo, di tè verde! (A parte il fatto che ora di Kyokuro o di Bancha non ne berrò più, perché non mi fido…)

Li vedo davvero avanzare come tanti personaggi di Banana Yoshimoto, che attraversano le disgrazie più immani senza cambiare espressione né tono della voce.

Anzi, no, il tono della voce riescono a modularlo in espressioni di meraviglia. Mi è successo di vederli innamorati di un vetro rotto, tenuto insieme dall’anima interna (come i vetri delle auto, che si segmentano ma non si frantumano): scambiandolo per un’opera di design, lo hanno fotografato per un pezzo, come se fosse stata la cupola di San Pietro.

2 Comments

Filed under Libri & C.

2 responses to “Giapponesi

  1. Ahahahah! è vero! Sono poetici e schivi, i Giapponesi. Non rispondono mai alle domande, come il Piccolo Principe. Noi Occidentali fantastichiamo sulla cultura zen e loro ci trovano esotici, goffi ma raffinati . Forse è l’incontro tra miraggio e realtà : genera onde soggette a divertenti interferenze (il mito di Parigi, in Giappone, è una trappola fatale).

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