Soma d’autore, di Sandro Fracasso

Dimmi della realtà
in modo così coerente
che io la faccia mia
una volta per tutte
te ne libererai

Gli autori di libri sono in costante aumento, di pari passo i lettori calano. Con questa premessa, l’editoria è sempre di più un affare di testi prodotti a proprie spese. La strada principale di queste imprese editoriali è lastricata di premi inventati ad arte (premio letterario della lettiera d’oro, gran premio onorario di bagno di sopra etc.). I vincitori, gonfiato l’italico petto, si frugano in tasca per dare alle stampe la loro prestigiosa produzione. Il ragionamento che va per la maggiore è: <>. Così le discariche si riempiono delle copie mai scartate di questi nuovi pluripremiati. I loro fortunati amici e parenti si ritrovano sul comodino prose imbarazzanti e storie spesso sconclusionate.<>.
Negli anni il numero di ore che dedichiamo alla lettura è decollato in virtù dell’uso di internet. Di pari passo la qualità di ciò che leggiamo è crollata. Deve essere subito assimilabile, pillole di concetti di pronta fruizione. Conseguenze immediate, ne sono: la morte della grammatica, dello stile, suicidio premeditato della punteggiatura e autolimitazione della frase a un pugno di parole, modulo all’inglese. Se i pensieri ora iniziano con congiunzioni, se le frasi finiscono con dodici punti interrogativi, o escalamativi, visto che il dubbio è solo una variante della certezza, lo dobbiamo agli strenui difensori del take away culturale. La lingua evolve e non puoi certo essere tu ad arrestarla. Premesso che non è che si frema dal desiderio di essere travolti dal treno in corsa dell’ignoranza, cosa ci stanno a fare sulla terra quei quattro disperati che oltre a saper pensare, sanno ancora scrivere? Si potrebbe azzardare che meditino di darsi agli stucchi veneziani. Al contrario è la cosiddetta onda perfetta da cavalcare. Un paio di apparizioni televisive e il peggio del peggio è best seller. Del centinaio di libri che insulto ogni anno, molti sono italiani. Ci telefonano questi autori o parlano dalla doccia, di certo non scrivono, non a cervelli intelligenti. Al liceo c’era sempre quel compito di latino di metà febbraio che proponeva una versione di Tacito, non Cesare, macchè Plinio, no proprio Tacito. Il massimo piacere non era tanto il buon voto, quanto il disinnescare l’elegante struttura che racchiudeva, spessissimo, massime esaltanti per la formazione di giovani escursionisti del sapere. Chi ha una dote ha anche una responsabilità nei confronti degli altri. Chi ne ha due è condannato. Allora iniziate a scrivere, rileggetevi fatevi leggere, confrontatevi e poi riprendete, da capo. Quando avete una buona idea con il difetto di essere complessa, ricordate che non sempre la si può esprimere in modo facile. Non vi capiranno molti facilisti, quelli che recitano: <>, vanno ammaestrati al favoloso universo post nonna. Al di là delle massime da bar e del semplice ad ogni costo, ci sono le storie che non siamo riusciti a vivere, le persone che proprio non capiamo, le vicende che ti lasciano il desiderio di riavvolgerle, di riascoltarle. È per loro che si scrive, per loro e per noi stessi, che così tanto sappiamo amare lo scritto, che ci siamo dimenticati la fatica che si fa per contenerlo. Questa sensazione non si traduca in testi autoreferenziali e privi di connessione con l’umano. Le parole sono una forma di comunicazione, al di là di suono e sintassi; rendiamogliela dura ai semplicisti, con quella pedante cura del dettaglio, che solo chi sa di non aver tempo per riscrivere due concetti semplici per esprimerne uno complesso, sa scovare. Siate spietati con chi si prende gioco del vostro tempo e della vostra intelligenza; sanno che ci sono rime che funzionano sempre. Che funzionavano, mi sento di rispondere.
Sandro Fracasso

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