Vita, Melania G. Mazzucco

Cos’è di questo romanzo che mi lascia in bocca il gusto di kiwy acerbo? La Mazzucco era una delle mie scrittrici preferite… non la storia, per quanto drammatica e reale. Ce ne sono state altre, nella mia esperienza di lettrice pazza, di storie anche più drammatiche, di quelle che a volte ti fanno lacrimare, indignare al punto di voler fare Qualcosa, anche se poi, alla fine, ognuno esce un po’ alla volta dalle storie di carta e rientra nelle sue, di carne, pastasciutte e ordini al computer.

Forse il dubbio che le frasi brevi siano, oltre che semplici alla lettura, anche pià facili da scrivere? Eppure non posso affermare che la M. si sia impegnata poco in questa ricostruzione. Ciononostante, l’abbondanza di punteggiatura mi ha spezzato troppo la fluidità della lettura. L’ha accelerata, certo, perché ti viene voglia di andare avanti, ma ad alta voce scivola nella monotonia. Da un premio Strega questa sensazione non mi piace.

Non dico certo che sia un brutto libro, ne metto solo in rilievo un aspetto che non credevo mi sarebbe saltato all’occhio, a me, che non ho formazione letteraria. Mi sono sentita come davanti a un angolo acuto. So che chi lo ha disegnato voleva dare l’idea di un angolo inferiore ai 90°, eppure se lo guardi dalla parte opposta, ne viene fuori un angolo ottuso.

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