Sulla politica, Alessandro Biral

Mi sono laureata in scienze politiche in quattro anni con 110 e lode e non avevo mai studiato la Arendt: quanto è colpa del sistema universitario e quanto è colpa mia?? Mi dà fastidio, ma sarebbe falso dare tutta la colpa alla “società”.

Questa filosofa mi ha molto colpito col suo pensiero circa la nascita della Polis. Secondo lei, tutto parte dalla “finitezza” dell’uomo. Quando l’uomo si rende conto di essere un individuo unico, si accorge che è limitato dalla morte, “l’uomo è l’unico essere che muore”: anche gli animali muoiono, ma identificandosi nella specie, in realtà non muoiono individui (questo è un punto che, secondo me, è un po’ dato per scontato, sarebbe da approfondire, ma andiamo avanti), solo l’uomo si pone su un rettilineo e si pone il problema di realizzarsi come individuo.

L’idea di morire è insopportabile, perché l’uomo sente il bisogno di immortalità, e allora crea la polis, che è il luogo dove la parola e il gesto (ovvero ciò che dà la possibilità a ciascuno di rendersi unico) possono conservarsi per l’eternità: “Solo nel proporre le proprie azioni come degne di ricordo, l’uomo compie azioni politiche; sennò retrocede a livello della specie”.

Tuttavia, nel momento in cui pensiero filosofico e pensiero cristiano tolgono la “finitezza” all’uomo, cade la necessità della polis.

“La vita non è sacra, ma si rende sacra, questo è il discorso della Arendt, attraverso le nostre azioni. Non è sacra per principio, per natura, fissata da qualcuno. E l’uomo non è immortale per qualche dono divino, ma si rende immortale, attraverso la politica e attraverso le sue azioni.

“Le attività superiori sono il gesto e la parola, secondo la Arendt. Non certo il lavoro. (…) lo schiavo è la necessità della vita. Il lavoro è necessario. Ma ci perpetua come esseri generici (…) come del resto si danno da fare gli animali (…). L’impianto ‘metafisico’ e il cristianesimo, in qualche modo, travisano questa struttura fondamentale, ed impediscono appunto di intendere qualcosa di superiore al lavoro, e fanno emergere, in realtà, il lavoro come attività superiore. A questo punto la politica non c’è più. E DI NOI NESSUNO SI RICORDERA’.”

Un’osservazione: ma se l’uomo diventa tale quando si rende conto della sua mortalità e della sua specificità in quanto individuo, e se è uomo colui che cerca di elevarsi dalla specie, di rendersi unico, di compiere atti straordinari (perché fuori natura)… se è vero tutto questo, allora in una società dove si fa di tutto per uniformarsi all’opinione comune non è fatta di uomini…

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