Neve sottile, Tanizaki Junichiro

Ci vuole qualche centinaio di pagine prima di appassionarsi a questa storia, perché non si capisce subito la mentalità giapponese. E questo è Giappone puro. La ritrosia nel dire alla sorella che ha una macchiolina sulla fronte, le fisime per il primo incontro con un possibile fidanzato, il terrore del pettegolezzo, la famiglia che deve occuparsi di trovare un marito alle ragazze in ordine di età, le calamità naturali, i ciliegi in fiore, le esercitazioni di calligrafia, il No e il Kabuki… siamo negli anni Trenta, la guerra resta sullo sfondo, sebbene se ne risentano gli effetti e verso la fine non si possa neanche far tingere un vecchio chimono; e la Germania è la nazione amica, che vincerà, come vincerà il Giappone.

Alla fine un marito per la terza sorella lo trovano, e pure di buona famiglia (non ne avrebbero accettato un altro), ma Yukiko, dopo tante fatiche, si prende un’indisposizione intestinale che la tormenterà per giorni, una psicosomaticità che tradisce la tristezza di lasciare la famiglia di origine. È lo stesso problema che ha il suo Giappone: sta lasciando le tradizioni ma che non sa cosa lo aspetta dopo. Taeko, la sorella più giovane, vive sulla propria pelle tutte le incertezze e le sofferenze di questa transizione: vuole liberarsi dei legacci, ma finisce solo con il rovinarsi la reputazione, con lo sposare un poveraccio e con un aborto spontaneo (fuori del matrimonio).

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