L’ultimo dono, Sandro Màrai

Non è un libro per qualcuno che ha perso di recente un familiare o amico, rievoca troppo bene l’agonia della morte. Màrai vive in pochi anni la morte di tutti quelli che significano qualcosa per lui, soprattutto la morte di Lola, la moglie con cui ha vissuto 62 anni e 8 mesi. La vede decadere poco a poco, restare cieca, perdere la mobilità, debilitarsi con la nutrizione artificiale e morire. Poi tocca a lui lo stesso lentissimo iter. E lui si compra una pistola.

Rimasto solo, mezzo cieco, con grosse difficoltà di deambulazione. Eppure, non si uccide subito. La pistola resta nel cassetto per mesi. Vuole vivere fino all’ultimo, si ucciderà solo quando arriverà al limite, poco prima di entrare nell’incoscienza, prima di dover essere costretto a contare su medici prezzolati per mangiare e pulirsi. Una volta accettato di essere vicino alla morte, non la accelera.

Ecco, questo lo trovo di un coraggio spaventoso.

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