La lentezza, Milan Kundera

Questo è il libro dei parallelismi. I ballerini, ovvero gli esibizionisti della vita pubblica, contro quelli che coltivano l’arte della conversazione, l’arte di tirarla lunga, senza mettersi in mostra per la gloria (interessante poi la differenziazione della gloria prima e dopo la nascita della fotografia). Gli eletti contro quelli che bramano di diventare eletti. La carrozza contro la moto, la prima diventa il mezzo di chi vuole ricordare, la seconda di chi vuole dimenticare; la prima che porta colui che è senza domani e senza pubblico, la seconda porta verso il domani, con il pubblico. Da una parte il piacere, dall’altra, la sua assenza. Da una parte il passato, dall’altra il presente. Eppure queste rette parallele a volte si toccano, a volte un cavaliere del Settecento incontra un ballerino dei nostri giorni. La comunicazione è impossibile.

La lentezza associata al ricordo, la velocità all’oblio. La glori associata alla lentezza (vedo lo scienziato ceco che, nella sua gloria, si avvia lentamente al suo posto), e la velocità alla dimenticanza: come fanno presto, i suoi colleghi, a dimenticare quel momento di compassione e commozione che li avevano uniti allo scienziato esule: ad un livello più ampio, sono gli uomini che dimenticano la storia.

Una frase su tutte: “Quando gli avvenimenti accadono troppo rapidamente nessuno può essere sicuro di niente, assolutamente di niente, neppure di se stesso”.

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