La donna giusta, Sandor Marai

Molto complesso. Curiosando per la rete, vedo che Márai viene trattato quasi da autore di romanzi rosa perché tratta spesso dell’amore. In realtà l’amore è solo una delle sue ossessioni. In particolare, mi sembra che questo libro mostri una unica grossa arteria – la solitudine- dalla quale poi si dipartono tanti capillari: l’amore, i rapporti tra le classi, la borghesia, l’arte e la letteratura, il ruolo dello scrittore, la cultura, il senso della vita, l’ipocrisia, l’amicizia…

Il libro è diviso in quattro parti, quattro voci che parlano in prima persona: la moglie che racconta del marito che l’ha lasciata per un’altra; il marito che racconta la stessa storia dal suo punto di vista; l’altra (Judit, l’ex cameriera) che la racconta all’ultimo amante batterista e, infine, questo amante, diventato ex batterista, che ne parla, quasi per inciso, al bancone del bar dove lavora come cameriere. Una linea discendente unisce le quattro voci, che parlano in un arco temporale di qualche decennio: da una parte all’altra sembra quasi di vederne la pendenza, una decadenza che si espande come gas nell’aria, come aveva profetizzato Làzar, l’amico scrittore (nel mondo futuro prolificheranno i brutti, gli incapaci, la gente senza carattere).

Questo scrittore… questo “testimone, che guarda e sorride”, che vede la letteratura come qualcosa che va al di là dell’arte, come una risposta, un atteggiamento etico; che ad un certo punto non vuole più nulla, neanche scrivere, che ha perso la fede nella ragione perché capisce che gli istinti sono più forti, che le parole non possono più aiutare; che alla fine cerca solo la Verità, perché è l’unica cosa che può farti guarire e gioire, e questa Verità non è niente altro che umiltà e conoscenza di sé… a leggerlo così sembra pure facile! Questo scrittore, dicevo, mi sembra l’unico “vincitore”.

Non vince la moglie. Non manca di conoscenza di sé, ma manca di umiltà nel momento in cui si accorge che una parte del marito le resterà sempre preclusa e si incaponisce a volerlo conquistare, a impadronirsi della sua anima.

Non vince il marito. È un borghese, uno che ha creato e che conserva ciò che ha creato, che proprio per conservare quello che ha creato prova a controllare il sentimento con la ragione (“l’impresa più difficile”), poi si accorge che non ce la fa, lascia la moglie e sposa Judit, l’ex cameriera della madre. Poi si accorge che neanche questo basta per riempire la sua solitudine, e allora decide di dedicarsi ad un’unica passione per il resto della vita: la Verità. Come lo scrittore, direte voi. No, non mi pare. Dall’ultima scena non mi pare che il marito abbia raggiunto la Verità, ma solo la Rassegnazione: uno che si ubriaca non raggiunge niente. Mai.

Non vice la cameriera. Era una donna che voleva tutto, che voleva “altro”. Quando raggiunge la ricchezza non si sente ancora appagata, le manca questo “altro”. Forse le manca la Cultura, quella che Làzar definisce nel senso più onnicomprensivo possibile: la gioia. Per forza, viene dal basso ed è avvelenata dal desiderio di vendetta nei confronti dei ricchi. Non ha né l’umiltà di accettare quello che le viene dato, né la conoscenza di sé per capire cosa le manca.

Questi tre personaggi sono tutti perdenti. Ma nobili. Perché dotati di intelligenza e carattere. L’ultimo personaggio, il batterista, nobile non è, eppure è il più contento. È soddisfatto. A New York ha fatto non i soldi, ma i debiti, se ne vanta, perché coi debiti ha comprato tutti gli apparecchi che la pubblicità gli suggerisce, e considera la letteratura come un “settore che tira”. È il mondo futuro di cui parlava Làzar. Eppure, è forte la tentazione di pensare che, alla fin fine, se uno è contento… non è un perdente… chi glielo fa fare di cercare “altro”???

Su tutti, la domanda: ma la donna o l’uomo giusto, esistono? Da una parte risponde: no, non esiste; esistono le persone, ognuna ha uno o più aspetti che è quello giusti, ma non può possederli tutti. Dall’altra parte Márai risponde con la sua vita: è rimasto con la moglie per quanto? Sessant’anni? E si è suicidato quando la moglie è morta. Lo dice, da qualche parte nel libro: la persona giusta non esiste, ma esiste l’amore, e questa è un’altra cosa…

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